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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non vanno in mare da lunedì, affermano di voler rimanere a terra anche nei prossimi giorni perchè «così non si va avanti, non riusciamo a coprire i costi». Sono i marinai della pesca al pesce azzurro. Mercoledì nessuna volante (coppie di barche affiancate con una rete nel mezzo) è uscita in mare, solo qualche lampara.
Chiedono misure per regolamentare uniformemente la pesca alle alici nel mar Adriatico, sovvenzioni economiche per tirare avanti in un periodo di penuria del pesce azzurro, soluzioni al caro gasolio. E poi ci sono i timori del mercato per via del parassita anisakis. I problemi del comparto ittico, in particolare della pesca con il metodo delle volanti e delle lampare, sono approdati in Comune mercoledì mattina. Assieme all’assessore Settimio Capriotti, i pescatori hanno esposto le problematiche che li spingono a rimanere a terra e chiesto urgenti azioni di sostegno a Regione e Governo.

Coinvolti almeno un centinaio di lavoratori: 16 volanti di base nel porto di San Benedetto (otto coppie di imbarcazioni per un tipo di pesca che si fa con i due scafi paralleli), sei coppie di base nel porto di Giulianova.
«Non ci sono più alici grandi, bisogna tutti assieme pescare meno e non pescare nelle zone di riproduzione. Finora la presenza di lobby trasversali ci ha impedito di raggiungere un accordo, oggi sembra che c’è un’armonia diversa fra noi», afferma l’armatore Marco Di Addezio.

Le alici grandi (oltre i nove centimetri di lunghezza) sembrano proprio scarseggiare nelle acque del medio Adriatico. In più, c’è il timore del parassita Anisakis, piccoli vermi bianchi che si annidano nelle viscere dei pesci e che possono provocare intossicazioni alimentari nei consumatori ma solo se il pesce viene mangiato crudo o marinato (in questo ultimo caso, c’è pericolo solo se non viene lavato bene). Mangiare pesce cotto, oppure mangiarlo marinato ma dopo aver usato l’abbattitore per portare in poco tempo il pesce ad una temperatura così bassa da uccidere il parassita: questi sono i rimedi. Ma secondo i pescatori, in alcuni grossi mercati all’ingrosso del nord Italia ci sono stati sequestri di casse di pescato e si starebbe scatenando una paranoia che concorre ad abbassare il prezzo di vendita all’ingrosso. Le alici più piccole, in cui pare che ci sia una minore presenza di anisakis, secondo i pescatori locali sarebbero un mercato “in mano” alle marinerie del nord Adriatico. Aumentare la pesca di questi esemplari, secondo le affermazioni di chi era mercoledì in Comune, non darebbe benefici economici alla categoria e depaupererebbe ulteriormente il nostro mare.
«Da anni, a nostre spese, facciamo dei controlli sanitari periodici sul pescato. Ora la penuria di alici grandi e questo parassita ci mettono in grandi difficoltà, chiediamo a Stato e Regione il riconoscimento di uno stato di calamità naturale», afferma Di Addezio.

Un suo collega che lavora nel porto di Giulianova, Nazzareno Vagnoni, afferma: «Chiediamo che si attuino regole certe e condivise sulle quote massime di pescato per ogni imbarcazione. Altrimenti ci tocca cambiare mestiere, i prezzi all’ingrosso calano e gli stock ittici si estinguono».

Ma, ed è cosa paradossale, i prezzi per il consumatore finale rimangono sempre gli stessi. Le poche alici che si trovavano oggi nel mercato al dettaglio del porto di San Benedetto erano quotate sei euro al chilo. Prezzo consueto.

L’assessore Settimio Capriotti, delegato alle questioni del porto, invoca l’aiuto della Regione e del Governo, anche attraverso l’uso del Fondo europeo per la Pesca: «Nel campo dell’agricoltura di qualità l’ex ministro Zaia ha lavorato bene, chiediamo la stessa attenzione anche per il mondo della pesca. A San Benedetto, con questa crisi occupazionale, non ci possiamo permettere una ulteriore crisi. Ne risentirebbe la marineria, con le barche che rimangono a terra e i pescatori senza stipendio. Ma anche l’indotto, i cantieri, le industrie di trasformazione del pescato, la ristorazione, il turismo».


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