SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono l’ex assessore regionale Franco Paoletti (Pd) e Palma Del Zompo (consigliere comunale Idv) gli ospiti della nostra trasmissione in diretta video, giovedì 22 aprile, alle ore 18.
LA TRASCRIZIONE DEL DIBATTITO
DEL ZOMPO: Parlo a titolo personale. La candidatura di Donati è arrivata un po’ a sorpresa per noi candidati dell’Idv, è stata un po’ destabilizzante, ognuno di noi pensava a una competizione elettorale in un certo modo, la presenza di un ex assessore regionale, di un politico di lungo corso, rimescolava le carte in maniera importante, la competizione per noi diventava più difficile e anche sbilanciata. C’è stato un momento di elaborazione del nuovo fatto, tutti noi ne abbiamo discusso, valutato varie opzioni, alla fine abbiamo deciso di rimarcare il nostro disagio per una scelta avvenuta sopra le nostre teste, ma anche abbiamo deciso di continuare la nostra competizione. I risultati ci hanno premiato, ottimo successo nel Piceno.
Donati ha ricevuto un plebiscito di voti, veramente tanti.
FLAMMINI Paoletti ha criticato Spacca, nel Pd ci sono state le dimissioni del coordinatore di Ripatransone Rocchetti.
PAOLETTI Sono voti personali, quelli di Donati, frutto di un rapporto con il suo fedele elettorato. Non voglio però interessarmi delle singole persone, ho criticato aspramente a titolo personale perchè non ci devono essere due morali. Uscire da una giunta regionale con la casacca Pd, entrare nella nuova giunta con la casacca diversa è una questione altamente immorale, vorrei che lo sapesse Di Pietro che della moralità fa una bandiera.
Donati fa bene il suo mestiere, se in un mondo di furbi i più furbi vengono premiati, l’elettorato lo vuole e ben gli sta.
Si predica il rinnovamento, ma per chi? Per gli altri? Il Pd dovrebbe protestare, indignarsi, se non lo fa ora, quando lo dovrebbe fare?
Anche i candidati dell’Idv, che si sono spesi moltissimo, avrebbero dovuto insorgere.
DEL ZOMPO Il dissenso, la critica, non deve essere considerata come un tradimento, ma come un gesto di lealtà. Faccio mie le parole di Fini rispetto a Berlusconi. Nei centri di potere, nei partiti, quali sono i criteri con cui si fanno candidature e nomine? Il problema è più ampio. Mentre il discorso dell’assegnazione della delega è di competenza del governatore, che ha seguito il criterio dei più votati, il discorso della deroga (non poter tenere assieme ruolo di consigliere e di assessore) dipende da Di Pietro. Io non sono d’accordo, perché le dimissioni da consigliere potevano consentire a un altro di noi di entrare in consiglio regionale a fare esperienza. Lo dirò nell’ambito del partito.
Siamo un partito che ha fatto il primo congresso nazionale due mesi fa, abbiamo più che raddoppiato le nostre preferenze in pochissimi anni. Dobbiamo ancora fare i congressi provinciali e regionali. Proprio per portare avanti un discorso diverso all’interno dei partiti (perché non è solo un problema dell’Idv), il problema fa affrontato in maniera seria, non possiamo nasconderci dietro un dito. E poi affrontare anche il discorso del ruolo delle donne. Io combatterò in questo senso, su questa linea. Per maggiore democrazia interna, privilegiare competenze e voglia di impegnarsi.
FLAMMINI Paoletti, la selezione della classe dirigente e politica come avveniva prima e come avviene ora?
PAOLETTI Io ho consentito il rinnovamento, Donati lo feci candidare nei Popolari, nel 2000 entrò in consiglio regionale.
Io non sono un nostalgico, c’erano le preferenze, si combatteva, era un territorio più vasto con Fermo, era dura. Oggi pare che ci sia una selezione all’incontrario, che chi non abbia nulla da fare approdi alla politica.
Nella mia esperienza personale, quando un politico arrivava in alto, anche con un mare di voti, c’era sempre un periodo di apprendistato. C’era un cursus honorum da rispettare.
Non sono un fan delle primarie, in alcune situazioni risolvono problemi, in altre le creano dividendo ulteriormente. Bisogna ragionarci bene, ci sono altri modi per arrivare a un leader da proporre al voto. Con Prodi, ad esempio, furono finte primarie. Nella Provincia di Ascoli ci hanno portato al disastro.
DEL ZOMPO Per le primarie, bisognerebbe assumere una mentalità americana. Spesso, così facendo, servono per dividere, creano malumori fra i vari contendenti.
PAOLETTI Anche nelle primarie gli apparati di partito contano, non lo nascondiamo
FLAMMINI La politica sambenedettese è caratterizzata da movimenti non partitici che si affacciano per le prossime elezioni. L’assessore Emili si è dimesso, qualcuno pensava che la Del Zompo potesse subentrare. C’è stato qualcosa del genere?
DEL ZOMPO Non so neanche se sono state accettate, quelle dimissioni. Penso che se sono state consegnate per ottemperare a un impegno preso durante la campagna elettorale di Perazzoli, è una scelta da rispettare ma onestamente non mi entusiasmano queste dimissioni. Ho sempre avuto un atteggiamento critico verso alcune sue scelte politiche. Avrei i miei progetti, ma gli otto mesi che rimangono sono esigui per fare qualcosa di incisivo per la città.
FLAMMINI Paoletti, cosa ne pensa del cambiamento in corsa della maggioranza Gaspari?
PAOLETTI Forse sull’alleanza di Spacca con l’Udc c’è stata troppa enfasi, si è parlato di laboratorio politico. Nella mia lettura, è una riaggregazione della vecchia Democrazia Cristiana, non è una vera novità. Vengono tutti dalla Dc, da Spacca agli altri, Viventi, Solazzi, Ortenzi, Donati.
Anche con la sinistra Spacca avrebbe vinto. A livello locale, il mio parere personale: ne parlai una volta con Mastella, troppe nomine in una famiglia possono disturbare, idem per Fassino. Ora può accadere che dal bene venga il male, e il contrario. Probabilmente ora dal gesto nobile ne nasce una patata bollente nelle mani di Gaspari.
Riattribuire la delega comporta problemi. Cosa farei? Una rotazione, per vivacizzare la scena, qualche stanchezza si avverte. Sull’Udc, scommetterei ma un po’ meno che sull’Italia dei Valori.
Però non sono il sindaco e non so che difficoltà incontrerebbe.
Siamo alla metà del guado, credo che la Emili se ne andrà e Gaspari dovrà tenere le deleghe.
L’Udc nella maggioranza comunale? La mia opinione è che ci vuole una gerarchia nei propri alleati.
DEL ZOMPO Le unioni si fanno mettendo programmi in comune, noi sappiamo quali sono alcuni punti nevralgici nella discussione fra l’Udc e la sinistra, il nucleare, l’acqua, i diritti individuali, le posizioni sulla famiglia.
FLAMMINI Nel centrosinistra si muove anche una lista civica Torquati-Franceschini. A centrodestra c’è Orlando Ruggieri che cerca alleati a tutto campo.
Che campagna elettorale ci aspetta?
DEL ZOMPO Forse è un po’ presto.. ancora molto dovrà venir fuori. Se vogliamo mantenere le redini della città, dovremo non accontentarci di riproporre e basta. Questa città merita anche uno scatto, una lungimiranza più vivace forse potrebbe anche averla da una di queste liste. Anche recuperando idee e prospettive dalle altre anime della sinistra, come Rifondazione, i vendoliani di Sel. Anche quelle sono una ricchezza.
PAOLETTI La vedo complicata. Le liste civiche si dice siano una risorsa, ma talvolta sono un disturbo sia per manovratore che per oppositore. Ruggieri non avrà l’investitura di tutto il centrodestra, credo. Temo che a San Benedetto il centrodestra come partito è sufficientemente forte da rivendicare una candidatura a sindaco nei suoi esponenti storici.
Nel centrosinistra invece c’è da lavorare molto. Tenterei di recuperare le sinistre, sennò che centrosinistra è? Sui movimenti civici, penso che abbiano ambizioni ma non penso che possano ambire a eleggere un proprio sindaco, magari pensano di essere decisivi nel ballottaggio.
La vedo complicata, quando arrivi a fine mandato claudicante con emorragie e smottamenti, ogni novità potrebbe suscitare interesse.

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