SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Punta in alto. Punta il dito su Spacca, e, ancor di più, su Di Pietro. Franco Paoletti, uno dei numi tutelari del Pd rivierasco e della componente moderata (semmai tale termine abbia ancora un senso) cresciuto nella Democrazia Cristiana, ha viaggiato poi tra Partito Popolare e Margherita, e adesso usa parole fortissime per commentare quanto avvenuto con la formazione della giunta Spacca. E allora leggiamole.
«Questo è un clima brutto, uno scandalo, un obbrobrio, uno scempio, è una vicenda squallida di trasformismo» afferma. Ricapitolando (per l’ennesima volta): Sandro Donati, già assessore con Spacca nel precedente mandato regionale (delega speciale per il Piceno), poco prima delle elezioni passa dal Pd all’Idv, vince la ribellione dei candidati provinciali dipietristi, li sbaraglia al voto, diviene consigliere regionale, convince Di Pietro a garantire una “deroga nazionale” cucita addosso a lui (l’Idv impedisce ai propri eletti di assommare incarichi), e diventa assessore regionale. Da cui le dimissioni dal Pd del ripano Sandro Rocchetti, il sostegno del compaesano Ubaldo Maroni ed ora le parole di fuoco di Paoletti, ex deputato democristiano.
«Spacca non può premiare simili episodi di trasformismo. So che anche l’assessore al Turismo Moroder fino a febbraio era nel Pd e poi è passata all’Idv, ma almeno lei non era nella passata giunta – afferma – Ho ricevuto la condivisione di molti amici ex popolari per le mie parole, ma mi spaventa l’assurdo silenzio del partito, nessun dirigente o presunto tale si è fatto sentire. Questo è uno scandalo grosso come una montagna, e non è legato a Donati, che ha fatto il suo mestiere e ha raccolto i suoi voti, ma al presidente della regione. Capisco che nel Pd abbia deciso di premiare i primi eletti di ogni provincia, ma se Spacca consente questo, allora qui si legittima tutto e tutti a cambiare casacca prima delle elezioni e trovare un partito che ti candida».
«Il malcontento è grande, ma c’è un silenzio incomprensibile. Canzian e Perazzoli dovrebbero anch’essi dire qualcosa, o stanno zitti perché temono Spacca? Non ho idea perché questo stia avvenendo». Ma il vero obiettivo, quello politico, delle parole di Paoletti è Antonio Di Pietro: «Quello che è avvenuto va a disdoro soprattutto per Di Pietro: lo sentiamo sempre parlare di legalità e rispetto per le regole, poi in periferia opera al contrario di quel che afferma: primo, un partito alleato del Partito Democratico non doveva candidare un uomo che aveva abbandonato il Pd. Potevo capire se Donati andava nel centrodestra, ma come può essere accolto da un alleato? Quindi la sua candidatura era già scandalosa. Ora leggo persino che è arrivata da Di Pietro una deroga ad personam per consentire a Donati di essere assessore nonostante le regole nazionali del partito. Ma che fa Di Pietro, arruola chiunque? Anche lui deve spiegarci cosa accade dentro l’Idv nelle Marche».

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