SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fra la paura di un 2010 esplosivo e la fiducia per le palme guarite: il punteruolo rosso, parassita killer della pianta tipica della Riviera, è stato al centro del convegno di venerdì all’auditorium comunale, organizzato da Confindustria Ascoli.

I NUMERI DELL’INFESTAZIONE Il convegno ha fatto il punto sull’epidemia da Rhynchophorus ferrugineus e sui metodi di lotta che si adottano nel Piceno. Non c’è una soluzione standard, solo tanti metodi diversi di cui si va testando l’efficacia. Da noi, in particolare, si compie un approccio integrato fra vari metodi.

Grottammare è un focolaio molto più colpito rispetto a San Benedetto, dove le palme malate si concentrano nella zona nord, con pochi casi a Porto d’Ascoli fra i quali uno sulla collina di Monte Renzo. Perchè questo epicentro a Grottammare? I motivi possono essere molteplici. Non ci sono elementi per dire che sia una conseguenza della ampia presenza di vivai, anche se l’importazione di palme dall’Egitto è univocamente indicata come un motivo scatenante dell’arrivo del coleottero killer in Italia nel 2004 (primo caso in Toscana, rimasto poi l’unico nella regione di Dante).

A Grottammare, tra l’altro, il primo caso è stato riscontrato su terreno pubblico. 115 le palme abbattute, 240 messe in sicurezza, 30 le palme private in attesa di intervento.
Il trend del contagio a San Benedetto vede un 2010 “esplosivo”. 35 casi nel 2008, 89 nel 2009, 395 nel 2010 (in totale ci sono 8726 palme in città). Finora ne sono state abbattute 113, trattate con la potatura 350, in 44 casi c’è stata una infestazione senza potatura (secondo i relatori, tutte su proprietà private), in 15 casi c’è stata una potatura e una reinfestazione. Secondo gli esperti presenti al convegno, il trend è preoccupante ma se paragonata a regioni dove il punteruolo rosso si è manifestato prima, la dinamica di infestazione viene definita più lenta nel Piceno.
Gli attacchi, dice il responsabile Aree Verdi del Comune di San Benedetto Lanfranco Cameli, sono più frequenti sulle palme di proprietà privata. In due anni sono stati spesi quasi centomila euro di fondi pubblici nella lotta, per il 2010 ne sono stati stanziati 40mila per le piante su terreni privati, ma forse non basteranno.
DUE GROSSI PROBLEMI Sandro Nardi dell’Assam (servizio fitosanitario Regione Marche) ha esposto due grossi problemi nella lotta (obbligatoria per legge) al parassita venuto dall’Asia e giunto nelle Marche nel 2007. Punto primo, le palme che sorgono su terreni di proprietà privata. Il decreto ministeriale del nove novembre 2007 obbliga i proprietari a curarle o abbatterle se incurabili, ma la legge non prevede contributi finanziari dagli enti pubblici, che “riparano” con ordinanze ad hoc variabili da Comune a Comune. A San Benedetto c’è un contributo di 300 euro a palma, a Grottammare il sopralluogo dei giardinieri comunali è gratuito e il contributo copre il 70% della spesa.

Altro problema esposto dal tecnico dell’Assam riguarda il monitoraggio sui terreni privati. Esempio classico, le seconde case per la villeggiatura, dove i sopralluoghi e i controlli sulla salute delle palme sono più difficili.

LA CURA Pur se la legge nazionale prescrive l’abbattimento come rimedio prioritario, nelle Marche si è dato più spazio d’azione ai tentativi sperimentali di cura tramite le indicazioni della delibera di giunta regionale 357 del 2009. Tra l’altro, sostengono dal Comune di San Benedetto, evitare l’abbattimento comporterebbe un risparmio di spesa del 60%, con le stesse garanzie di evitare il contagio delle palme vicine per via aerea (il punteruolo può volare anche per tre chilometri di distanza).

I prodotti chimici possono essere usati su aree private, non su aree pubbliche, tranne (in futuro) che per alcuni prodotti per cui è in corso l’iter di autorizzazione ministeriale. Nel Piceno si sperimentano l’uso dei nematodi, cioè batteri, e la cattura massale, cioè la cattura degli insetti tramite secchi posti alla base della palma, che attirano gli insetti grazie a feromoni sintetici e li intrappolano per mezzo di melassa.
Il sistema di lotta tramite micro onde si usa in Campania ma non da noi. I prodotti chimici sono efficaci a tutte le temperature e funzionano meglio sugli insetti adulti. I nematodi possono essere usati fra i 12 e i 33 gradi centrigradi e sono più efficaci sugli insetti in stato larvale. Il metodo integrato prevede una combinazione di lotta biologica e lotta chimica. Sono stati mostrati casi concreti di guarigione.

LA PREVENZIONE PER I VIVAI Esiste il “passaporto per le palme”. I vivai che si trovano all’interno delle zone infestate non possono commercializzare palme se non hanno questo documento, che si ottiene con speciali accorgimenti. Finora, dicono dall’Assam, non sono stati concessi passaporti nella zona infestata picena. Per dirla tutta, il vivaista senza il passaporto può vendere palme, ma dopo l’acquisto deve tenerle in deposito per molto tempo. Perciò di fatto non vengono vendute più.

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