SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Chiederemo con forza di stanziare le risorse. E se queste non ci saranno i lavoratori andranno alla mobilitazione»: sono le parole di Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola, al congresso nazionale della Flc Cgil a San Benedetto. Le risorse di cui parla sono quelle per il rinnovo del contratto di scuola, università, ricerca e Afam.

Diversa è l’idea di Alberto Civica, segretario generale Uilpa Ur Afam, per il quale la cosa più importante ora è riconquistare il consenso dei cittadini verso i settori del pubblico impiego: «C’è bisogno che si inverta la tendenza all’ostilità verso il pubblico impiego. Se lo si considera come un insieme di fannulloni, non basterà fare una mobilitazione». Civica parla anche di un’altra inversione di tendenza: «Tutti sostengono che la scuola è un valore e un investimento, eppure ora stiamo assistendo al contrario: una scuola vista più come un costo che come un investimento».

Per difendere con più forza i diritti dei precari della conoscenza, ossia dei tanti insegnanti, ricercatori e docenti universitari che hanno subito i tagli dei posti di lavoro, la Flc propone di unificare i diversi comparti (scuola, università, ricerca e Afam) per creare un unico comparto della conoscenza. «La nostra proposta è una struttura di comparto leggera, che tenga conto delle specificità e delle tante precarietà che attraversano il mondo della conoscenza», afferma Domenico Pantaleo, segretario generale Flc Cgil. La soluzione piace al segretario Cisl: «L’unità nel nostro comparto è indispensabile per affrontare le grandi sfide che abbiamo in questo momento». Non è d’accordo invece Civica: «Non funziona un sistema dove si mettono insieme comparti sproporzionati. Noi riteniamo che la specificità dei diversi settori vada mantenuta».

Una qualche unità tra i sindacati di categoria si ritrova invece sul giudizio negativo in merito al decreto Brunetta: «La Riforma Brunetta sul pubblico impiego non funziona, è una risposta caotica», afferma Civica, mentre Pantaleo ritiene che il decreto demolisca spazi importanti di contrattazione.

Mimmo Carrieri, docente di Sociologia Economica all’Università di Teramo, parla anche della perdita del prestigio sociale da parte dei docenti e dei ricercatori: «I lavoratori della conoscenza si sentono declassati, non solo per una questione retributiva, ma anche per una questione di prestigio sociale. Ci è stato inculcato che nella gerarchia sociale contano altre competenze e altre professioni. Occorre rimettere il ruolo dei formatori al centro della scena sociale  e culturale del nostro paese».

La tavola rotonda si conclude con l’auspicio di Anna Villari, coordinatrice del dibattito: «Ci auguriamo che domani i sindacati si mettano dinanzi ad un tavolo per trovare una strategia comune e riappropriarsi di un ruolo negoziale che gli è stato ridimensionato».

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