SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Centoquaranta morti, 19 anni: sono questi i numeri legati al rogo del traghetto Moby Prince, avvenuto a Livorno il 10 aprile 1991. Numeri che però ancora non hanno condotto all’accertamento completo della verità: per questo motivo ogni anni, il 10 aprile, viene organizzata una cerimonia di commemorazione, per chiedere giustizia su quello che è uno dei tanti “misteri italiani”. Anche San Benedetto è rimasta direttamente coinvolta dalla vicenda, avendo la città pagato un tributo di sangue con la morte di Sergio Rosetti, componente del personale di bordo.

Quest’anno la città di San Benedetto è stata rappresentata dal sindaco Giovanni Gaspari, accanto al figlio di Rosetti, Nicola, e a due agenti di Polizia municipale in alta uniforme, che portavano il gonfalone della città. Alle 11 è stata celebrata una messa nella cattedrale di Livorno, a seguire il ricevimento in Comune, cui vengono invitati i rappresentanti delle decine di città di provenienza delle vittime. Nel primo pomeriggio si è svolto l’ormai tradizionale corteo fino al porto, dove si trova una lapide con tutti i 140 nomi delle vittime (la più giovane aveva 1 anno, la più anziana 80), e lì è stata apposta una corona da parte del Comune di Livorno, prima del lancio di fiori in mare.

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un cuscino di rose. Il presidente dell'”Associazione 140″, Loris Rispoli, chiede ancora che venga fatta piena luce su questo che a distanza di anni è appunto considerato un altro dei cosiddetti “misteri italiani”. La famiglia Rosetti ha ringraziato il sindaco, il quale da parte sua ha preso contatti con Rispoli, in vista di possibili iniziative a San Benedetto, per divulgare i dettagli di quei fatti.

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