GROTTAMMARE – Ancora nell’occhio del ciclone la Tributi Italia Spa, un gestore delle entrate degli Enti pubblici per oltre 500 Comuni, costituendo con questi ultimi delle società miste (pubblico-private), attraverso le quali riscuotevano i tributi, fra cui anche le quote Ici e Tarsu. Centinaia di questi Comuni, fra cui Pomezia con un ammanco di quasi 22 milioni, Aprilia  con 20 milioni e via discorrendo, hanno segnalato al Ministero il mancato versamento delle somme riscosse dalla Tributi Italia, pare oltre 150 milioni di euro.

Se ne parlava in maniera approfondita nel numero del 24 settembre 2009 di Panorama, in un articolo a firma di Laura Maragnani, in cui si legge anche la nota di Osvaldo Napoli, vicepresidente dell’Anci, l’associazione comuni italiani, che prevede un «potenziale disastro, decine di sindaci rischiano di dover dichiarare il dissesto. L’Anci ha già chiesto al Ministero, per ben due volte, di cancellare la Tributi Italia dall’albo. Nessuna risposta». Soldi riscossi quindi, ma non riversati ai Comuni. Ma questi soldi dove sono? Perchè non bastasse questo, il 24 luglio dello scorso anno i dipendenti della Tributi Italia hanno «scioperato denunciando il mancato versamento delle loro competenze». Attualmente, si legge nelle cronache locali, i dipendenti saranno “in tregua” fino al 23 aprile, e se la situazione non si sblocca saranno previste occupazioni della sede di via Parma a Chiavari e picchetti di fronte ai cancelli.

Sulla questione intervengono i consiglieri del gruppo consiliare del Popolo delle Libertà e di Grottammare Futura perchè Grottammare vanta un credito di 92 mila 726,45 euro.
«Queste esternalizzazioni – affermano i componenti del Pdl – avvengono con la compiacenza di politici e  dirigenti delle pubbliche amministrazioni che possono ‘piazzare’ in queste società, senza il ‘fastidio’ di concorsi pubblici, i loro parenti e amici   fuori da ogni controllo».

«Sono tante le domande – continuano – che nascono guardando a questa drammatica vicenda: come può una società simile, in continuo contatto con enti pubblici, banche, ministeri, arrivare ad una situazione di esposizione tale senza che nessuno si allarmi per tempo? » e soprattutto nel nostro specifico caso «Tutto questo l’amministrazione Merli lo poteva evitare? E per quale ragione si determina con urgenza l’affidamento temporaneo del servizio a ditta esterna? In via temporanea ed urgente il comune di Grottammare non poteva gestirlo attraverso i propri funzionari che crediamo non abbiano nulla da invidiare a qualunque ditta esterna? Eppure la vicenda Tributi Italia risale ormai a diversi mesi orsono. Che fine hanno fatto quei crediti che in bilancio avrebbero dovuto finanziare le spese correnti? ».

Anche Grottammare Futura non è da meno, ponendosi anche altre domande: «Chi restituirà i soldi ai Comuni e dunque i servizi ai cittadini?»
Anche Mariani si interroga sulla “necessità di esternalizzare” determinati processi «Il Comune di Grottammare ha bandito in tutta fretta una nuova gara per l’affidamento della riscossione tributi. Ci chiediamo se era necessaria o se il servizio poteva essere espletato internamente, vista la disponibilità di personale nell’area finanziaria, come succede in altri settori in cui non vengono esternalizzati i servizi».

Sempre in merito alla gara per l’affidamento, la società vincitrice non deve essere collegata alla prima, ma «garantisce l’assunzione del personale: quale personale? Quello della ex Gestor? Rimane comunque il danno, che si ripercuote sul bilancio, anche se tutta questa storia era nota da mesi», conclude Mariani.

Dove sono questi soldi? In un articolo di “Repubblica” si legge che proprio un marchigiano, «Giuseppe Travaglini, quarantacinquenne, marchigiano, sostituto procuratore della Repubblica a Velletri, ha ricostruito il percorso seguito dalle tasse del vicino Comune di Nettuno, delineando così il “sistema Saggese”. L’ipotesi è che ci sia un “Conto padre” nel quale arrivano tutte le tasse provenienti dai vari Comuni. Dal “Conto padre”, poi, si dipanerebbero i conti affluenti, i “conti figli”, lasciati costantemente a zero. Da qui i soldi dei cittadini finirebbero nelle tesorerie dei Comuni, in ogni caso con un guadagno derivante dalla maturazione degli interessi bancari. Ma poi c’è il gran miscuglio: le tasse di Alghero che finiscono a Forlì, le multe di Nettuno usate per finanziare il verde pubblico di Bari e via dicendo. Spesso – secondo l’ipotesi dei pm – le tasse sono servite a Saggese per ripianare parte dei debiti con le banche».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 927 volte, 1 oggi)