Elezioni regionali. Un ragionamento va fatto sul maggior numero di rappresentanti di Ascoli città in consiglio regionale. In Regione si parlerà ascolano, abbiamo scritto. I motivi, a parer mio, sono abbastanza semplici. I candidati rivieraschi più rappresentativi del Pd si sono presentati quasi da nemici. Perazzoli presentato da D’Alema, Colonnella da Fassino (arrabbiarsi adesso è inutile… ma forse no!), sono stati i primi due determinanti errori: se ben ricordate lo scrissi e credo di aver dato allora un buon suggerimento. Tanto è che, dopo qualche giorno, hanno incominciato a farsi fotografare (anche con la Spacca, la terza candidata sambenedettese) e presentarsi insieme nei vari incontri pre-elettorali. Troppo tardi, la frittata era stata fatta: probabilmente perché non pensavano di poter essere eletti entrambi. Come, invece, certamente sarebbe accaduto, con un comportamento iniziale diverso. Non mi risulta che ad Ascoli sia successa la stessa cosa.

Non dovremmo però preoccuparci più di tanto perché ormai tutti hanno capito (finalmente) che gli interessi sambenedettesi e ascolani sono identici: battersi per il Piceno (Riviera compresa) è quello che conta. I giusti vantaggi saranno per tutti i cittadini della nostra mini provincia che, appena sarà eliminata insieme a tutte le altre, chiarirà ancora meglio il mio concetto.

Dopo aver parlato dei vincitori (che però hanno perso quattro regioni nell’intera penisola), un ragionamento simile si può fare anche per il centrodestra dove Vignoli e Santori ci hanno lasciato le penne. Anche lì è trapelato, seppur in modo meno evidente, che tra Santori, Gabrielli e Vignoli il buon sangue non scorreva fluido. Prima perché (è un mio pensiero magari mi sbaglio) Santori temeva Gabrielli ed ha gioito quando il suo “avversario” interno ha lasciato spazio a Vignoli che forse riteneva meno pericoloso. Se si fossero chiariti prima nelle loro segrete stanze (così come non hanno fatto anche Perazzoli e Colonnella) il contenzioso non sarebbe diventato pubblico e un po’ di voti non li avrebbero persi. Insomma la confusione e le rivalità interne hanno penalizzato i nostri rappresentanti dell’opposizione più vicini a noi, addirittura assenti in Consiglio per il centrodestra.

Forse sbaglio ma alla radice di certe rivalità c’è, e va estirpato, il modo con cui vengono nominati i candidati. Poco credibili anche le primarie del centrosinistra, il centrodestra le ha saltate di netto. Nessuno può affermare però che non sarebbero stati gli stessi a rappresentare le due coalizioni. Magari sì ma nessuno può negare che la scelta delle candidature in modo più democratico (forse li ha traditi la paura) avrebbe portato ad un maggior numero di preferenze per loro e anche ad un maggior numero di votanti. Tant’è che sono loro, gli astensionisti, gli italiani che hanno vinto più di tutti gli altri.

Credo di non aver detto niente di nuovo se non che, come scrivo nel titolo, nonostante i tanti risultati negativi frutto di autolesionismo, la storia continua. Forse perché dai Partiti che decidevano tutto o quasi dall’alto (DC Andreotti, PSI Craxi, PCI Berlinguer), atteggiamento comunque da condannare, si è passati ad un’anarchia interna incontrollata senza riflettere almeno un secondo sull’utilità della via di mezzo.

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