MARTINSICURO – On The Road si è costituita parte civile al processo di Ancona in cui due nigeriani sono stati condannati ad otto e due anni per sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale nei confronti di una giovane connazionale costretta con  la forza a prostituirsi perché indotta in uno stato di schiavitù.

La sentenza emessa è stata motivo di plauso e soddisfazione da parte del presidente dell’associazione Vincenzo Castelli: «La sentenza di Ancona – ha commentato – è importantissima per diversi motivi. Prima di tutto perché riconosce il reato di riduzione in schiavitù che è molto difficile da dimostrare eppure sempre più diffuso. In secondo luogo, le condanne inflitte ieri sono la dimostrazione che azioni di contrasto alla prostituzione che vadano a colpire le ragazze che si prostituiscono in strada o in appartamento sono rivolte nella direzione sbagliata: non ha senso colpire chi è vittima di organizzazioni criminali, è necessario colpire gli sfruttatori, come è accaduto in questo caso».

L’associazione On the Road ha accolto oltre un anno fa la giovane donna nigeriana che ieri è stata riconosciuta vittima di tre sfruttatori, le ha fornito il supporto legale (curato dagli avvocati Michela Manente e Guido Talarico) necessario per denunciare gli schiavisti che la costringevano a prostituirsi lungo la Bonifica del Tronto e l’ha aiutata nell’accedere ad un programma di protezione sociale grazie al quale è stata trasferita in un luogo sicuro da dove potrà avviare il proprio reinserimento sociale e lavorativo.

La giovane era stata sottoposta a violenze e torture perché rifiutava di prostituirsi. Un giorno decise di  chiedere soccorso ai dipendenti di una fabbrica che ha sede sulla Bonifica, che segnalarono il suo caso ad On The Road e alle Forze dell’Ordine.

«La condanna degli sfruttatori – conclude Castelli – dopo oltre un anno di lavoro teso a restituire giustizia e autonomia alla ragazza, suggella un modello di intervento che mette in sinergia la responsabilità di tutti, dai cittadini alle associazioni, alle forze dell’ordine, fino alla magistratura».

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