ANCONA – E’ indubbiamente uno dei grandi sconfitti della tornata elettorale: forse nemmeno le previsioni più pessimistiche l’avrebbero considerato fuori dal Consiglio Regionale, nonostante una coalizione che nel Piceno è sul 9% e le 2.118 preferenze personali. Eppure Massimo Rossi non si demoralizza.
«La nostra era un’impresa quasi impossibile. Si trattava di ridare fiducia nella politica a quanti in questi anni, oltre a subire la rapida demolizione dei propri diritti e del proprio futuro, hanno assistito alla disgregazione ed alla degenerazione dei soggetti politici della sinistra. Quasi cinquantacinquemila persone ci hanno dato fiducia. Oltre il sette per cento di coloro che hanno votato. Nella mia provincia, dove abbiamo registrato il miglior risultato, sono state quasi diecimila; oltre il nove per cento degli elettori» inizia Rossi in una nota pubblicata su Facebook e affidata ai “fedelissimi” dell’ex presidente della Provincia.
«Tutto questo in quattro settimane, senza mezzi, in mezzo ad un “circo elettorale” dispendioso ed invasivo, affidandoci soltanto alla nostra passione ed alla resistenza fisica. In un quadro nazionale in cui la sinistra non è certamente in espansione – scrive Rossi – Ma al di là dei voti, il valore del nostro risultato va molto al di la del suo peso numerico perché in questo breve tempo abbiamo avviavo con successo la costruzione di una rete di relazioni e di impegno comune tra persone e gruppi che hanno condiviso l’idea di un percorso politico innovativo. Un progetto capace di superare la dimensione dei partiti della cosiddetta sinistra radicale, dando loro una nuova prospettiva; soprattutto capace di aggregare e rendere protagonisti in modo “orizzontale” tante persone».
Ci sono, ovviamente, delle recriminazioni: «In questo quadro positivo, sarebbe ipocrita nascondere un po’ di delusione per la mia mancata elezione causata da un meccanismo elettorale cervellotico ed antidemocratico. Al di là delle mie aspirazioni personali, che non sono certo quelle di passare tutta la mia vita tra i banchi o le poltrone delle istituzioni, non si può negare che il non potermi impegnare direttamente a rappresentare in regione le istanze di quanti lo avrebbero desiderato forse produrrà qualche difficoltà e battuta d’arresto per il percorso auspicato. Sono l’unico candidato presidente ad ottenere più voti rispetto a quelli dei partiti a sostegno».
«Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questa bella campagna: senza retorica voglio dire che l’aspetto più bello di questa sfida è proprio quello di aver conosciuto incontrato e fatto incontrare tante nuove compagne e compagni, giovani o “stagionati”, tutti vivi e appassionati».
È tempo poi anche di un bilancio personale: «Quanto a me, da domani tornerò tra i miei alunni dell’Ipsia, deboli tra i deboli in una scuola che cerca di resistere, ad impegnarmi con loro per una diversa prospettiva. Tornerò ad occuparmi in particolare della mia povera provincia (in ogni senso) e dei progetti di cooperazione decentrata che ho la responsabilità di costruire con le province italiane. Quanto a tutti noi, ci sentiremo senz’altro nei prossimi giorni per decidere i modi e le forme per curare i frutti della bella semina che insieme abbiamo fatto e per riprendere, in qualche modo, la strada dei nostri irrinunciabili “sogni concreti”».

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