MARTINSICURO – Il provvedimento di parziale sequestro del centro affari “Il Grillo” verrà impugnato dai proprietari presso il Tribunale del Riesame. Il legale Tonino Cellini ha precisato che «tutti gli atti amministrativi rilasciati dal Comune di Martinsicuro per la realizzazione del centro (di cui una parte collaudata e la restante attualmente sotto sequestro ancora in attesa di collaudo, ndr) sono legittimi, in quanto non sono stati mai annullati, né dall’ente per autotutela, né per via giudiziaria dal tribunale amministrativo. Il capo di imputazione – aggiunge Cellini – così come formulato – avrebbe dovuto trovare come destinatari il Comune di Martinsicuro e i responsabili dei vari uffici tecnici».

Il sequestro giudiziario di 12mila metri quadri all’interno del centro affari è stata disposta dal gip Marina Tommolini (su richiesta del pm Roberta D’Avolio) poiché l’indagine in corso deve verificare presunte irregolarità inerenti la realizzazione della superficie calpestabile nel complesso commerciale, che seppure autorizzata a seguito di una variante del 2003 approvata in sede di Consiglio Comunale, sarebbe doppia rispetto a quanto consentito dal Piano regolatore. Nella vicenda risultano anche indagate cinque persone (i due amministratori della società e tre progettisti).

Sugli ultimi sviluppi della travagliata vicenda del Grillo interviene il gruppo di minoranza degli ex An: «Si preannuncia una stagione di veleni – ha commentato il portavoce Toni Lattanzi – a causa dei vari ricorsi delle parti in causa. Il Comune rischia in questa vicenda così complessa di soccombere in sede giudiziaria, dovendo pagare un pesante risarcimento per gli errori che sono stati compiuti in passato». Lattanzi però spiega che forse una possibile strada da percorrere per arrivare ad una più rapida conclusione della vicenda ci sarebbe, ossia quella della “monetizzazione”, una proposta già lanciata tempo fa dal gruppo di minoranza degli ex An. «Per arrivare ad una soluzione condivisa però – aggiunge – è necessario che l’amministrazione dimostri volontà e coraggio. Sedendosi ad un tavolo di concertazione e valutando tutti i relativi aspetti legali della questione,  il Comune potrebbe avviare ad esempio una sorta di “sanatoria” per la superficie in eccesso nel complesso commerciale, ottenendo due risultati: l’accordo con la proprietà e la possibilità di incamerare una somma consistente, da impiegare per opere importanti e necessarie per la città, come ad esempio la sistemazione del Cinema Ambra o dell’approdo. Al di là delle responsabilità penali che saranno accertate dalla magistratura – aggiunge – il Comune dovrebbe trovare una soluzione legalmente percorribile per arrivare all’epilogo della vicenda».

Lattanzi ripercorre il travagliato iter per la realizzazione del complesso commerciale di Villa Rosa, iniziato nel 2000 e che a distanza di dieci anni non è ancora concluso. «Seppure nel 2003 fu il centrosinistra a compiere l’errore con l’approvazione della variante – attacca Lattanzi – nel 2009 l’amministrazione Di Salvatore avrebbe proseguito su quella strada portando nuovamente il documento in Consiglio Comunale, se noi non avessimo sollevato dubbi sulla legittimità dell’atto». Il portavoce del gruppo di minoranza attacca quindi Abramo Micozzi, definendolo «inadeguato a gestire l’assessorato all’Urbanistica» e ne chiede pertanto le dimissioni.

«Com’è possibile – conclude – che Di Salvatore e Micozzi in tutti questi anni non si siano mai accorti dell’errore, riproponendolo a distanza di tanti anni ancora in Consiglio comunale? Come mai inoltre nel 2003 Ferri e Vallese, allora in minoranza, votarono quella variante che è stata origine di così tanti problemi? Sono fatti gravi che inducono a riflettere».

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