ASCOLI PICENO – Che Ascoli sia tutt’altro che immune da vizi (e virtù) propri delle città di Provincia è fuori di dubbio. Ma che i suoi bambini debbano essere brutti “….ma proprio brutti e duri di comprendonio”, o che le donne siano “senza storia” ci sembra anche a noi, cercando di rimanere liberi da tentazioni campanilistiche (altro vizio di provincia, ma non solo), alquanto esagerato.

Nel suo ultimo libro “Hanno ragione tutti”, lo scrittore Paolo Sorrentino ambienta alcune pagine ad Ascoli come meta di passaggio di ritorno da New York del protagonista Tony Pagoda, un verosimile cantante melodico.

Noi, al momento, ci riserviamo di rimandare al futuro, dopo una attenta lettura, un giudizio sulle eventuali “offese” rivolte al capoluogo piceno; ma nel frattempo il sindaco di Ascoli Guido Castelli non le manda a dire, e lancia una sfida al regista de “Le conseguenze dell’amore” e de “Il Divo”.

«Sfido Sorrentino. Un duello culturale, ammesso che possegga le armi, e visivo sulle qualità di Ascoli» afferma il sindaco di Ascoli.

«Scorrendo alcune pagine – spiega Castelli – si leggono riferimenti alla nostra piazza, anzi “piazzetta” così scrive, definita “precipizio vorticoso di inutilità”: un insulto che l’autore rivolge più a se stesso, carente, forse troppo, delle nozioni e conoscenze storiche necessarie, che a noi. Nel suo libro parla, senza mai aver messo piede ad Ascoli, di una “cittadinanza tutta bella schierata, agghindata in vetrina per farsi vedere”; di “bambini… brutti, ma proprio brutti e duri di comprendonio”; di “donne marchigiane… meno appariscenti delle venete, ma più anonime e intriganti” che “non hanno storia”».

Probabilmente tali definizioni vanno contestualizzate e fanno gioco alla storia e al contenuto del libro più che ad una precisa volontà di voler offendere la città picena e i suoi abitanti, ma di certo, lette così, appaiono fin troppo esplicite.

«Passi la fantasia dell’artista napoletano, ma qual è il contenuto delle sue espressioni frutto di un’evidente creatività esasperata?» si domanda ancora Castelli, che poi attacca: «Ma lui di storia ne ha? Ascoli, nel caso, avrebbe da vendergliene. L’unica “scusante” sta nel personaggio che Sorrentino sceglie per il suo esordio letterario e nelle sue abitudini: Tony Pagoda è un cantante campano cocainomane. E la droga si sa produce affetti allucinogeni, visioni distorte della realtà, alterando qualsiasi percezione».

«La cosa più “ironica”- dice ancora Castelli – è che il caro Paolo Sorrentino, non ha mai visitato la nostra città così come ha dichiarato, qualche giorno fa, ospite da Fabio Fazio per presentare questo suo “capolavoro”.  Avrebbe scelto Ascoli come prototipo della città provinciale. Comprensibile da parte di chi, cittadino del mondo come lui, si trasforma in visionario, vende libri fatti di immaginazione e attribuisce nomi veri a realtà che neanche conosce».

Castelli si sente chiamato in causa anche in prima persona da un passo del libro e rivolge un invito a Sorrentino: «Il sottoscritto, rientrando tra quei “sindaci di quart’ordine che ti accolgono con la bava alla bocca” (parole che l’autore usa per descrivere gli amministratori dell’Italia centrale), invita ufficialmente Sorrentino, oltre che a vivere meno di immaginazione, a visitare la nostra città dove occorre essere all’altezza e avere le opportune conoscenze per avvicinarsi alla storia che vive in ogni angolo, via o “piazzetta”».

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