dal settimanale Riviera Oggi numero 816 in edicola

MONSAMPOLO – Scritte vandaliche dappertutto, sui muri, sulla panchina, persino sopra il tabellone delle partenze e degli arrivi, tanto da rendere illeggibili gli orari dei treni, sale d’attesa, toilette e biglietterie automatiche inesistenti, una macchinetta per obliterare i biglietti che non funziona ormai da anni. Un’area dismessa e abbandonata, rifugio dei writers, che agiscono indisturbati imbrattando ogni angolo con geroglifici e scritte tutt’altro che edificanti. Si presenta così la stazione di Stella di Monsampolo agli occhi dei pendolari, per lo più universitari o lavoratori, che utilizzano la linea Ascoli Piceno-San Benedetto del Tronto. Uno scenario per nulla nuovo ma comune a tante piccole stazioni italiane, che con l’avanzare della tecnologia sono state private del personale (si dice “impresenziate”, con un neologismo francamente orrendo), cedendo così il passo all’incuria e al degrado.
Ora tuttavia la situazione potrebbe cambiare, grazie ad un accordo siglato nel 2007 tra la Regione Marche, i Comuni e la Rete Ferroviaria Italiana. Con questo protocollo d’intesa si intende riqualificare le stazioni impresenziate, che solo nelle Marche sono 42, sottraendole allo stato di abbandono, mettendole in sicurezza e valorizzandole. Il progetto, cofinanziato per metà dai Comuni, per l’altra metà dalla Regione Marche e dalla RFI, è quello di riutilizzare gli spazi, destinandoli ad attività no profit ed associazioni di carattere socio-culturale, a servizio della comunità. Anche il Comune di Monsampolo, con l’allora sindaco Remo Schiavi, ha aderito all’accordo, dando il via ai lavori di manutenzione per ristrutturare l’edificio e renderlo funzionale ai nuovi scopi. Gli interventi sulla palazzina sono iniziati nel marzo del 2009 e dovrebbero terminare all’inizio dell’estate 2010, come ci ha spiegato l’architetto Caterina Margione, responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune. La speranza qui non è solo quella di ripristinare pulizia e decoro nella stazione, ma di ridare nuova vita ad un’area finora ritenuta marginale.
Ridare vita significa automaticamente lottare contro il degrado. Perché il degrado chiama degrado.

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