SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il derby, quello vero, è ancora lontano: la Samb ha appena iniziato la sua risalita e nessuno può ancora sapere quanto sarà lunga e fin dove arriverà. Però per qualcuno un “derby” si è già giocato – ed è stato vinto – martedì sera, nel turno infrasettimanale di serie B. Questo qualcuno è Stefano Colantuono, ex giocatore di Ascoli e Samb e poi protagonista di un incredibile anno sulla panchina rossoblu, condito dalla promozione in C1 e dalla sconfitta nei playoff sulla strada per la B, che diede il via alla sua carriera di allenatore professionista.
In occasione di Torino-Ascoli, partita disputatasi martedì 23 marzo e terminata 1-0 per i granata, diversi articoli apparsi su quotidiani nazionali hanno ricordato questo personalissimo “derby” di Stefano Colantuono. Ve ne proponiamo qualche stralcio.

Guglielmo Longhi della Gazzetta si concentra sui rapporti tra rossoblu e bianconeri: «Colantuono ad Ascoli ha giocato due stagioni (dal 1989 al 1991, 38 presenze e zero gol), la prima negativa, chiusa con la retrocessione in B; la seconda positiva, con Sonetti in panchina e l’immediata risalita in A. Una parentesi non molto apprezzata a San Benedetto del Tronto, dove il tecnico granata ha giocato, allenato e abita tuttora. Anni complicati: una volta Colantuono è stato costretto a cambiare banca perché l’agenzia di Ascoli era vicino a un bar di tifosi e lui voleva evitare episodi spiacevoli… Una rivalità che si può tagliare con il coltello, come quella tra bresciani e atalantini, perugini e ternani o per restare in argomento, come juventini e torinisti. Anzi, forse peggio».

Jacopo D’Orsi, sulle colonne de La Stampa, fa una breve storia del derby: «Ascoli-Samb è un incrocio da fratelli-coltelli, spesso costellato da incidenti dentro e fuori dal campo. L’episodio più grave, il 14 febbraio 1965, portò alla morte del portiere dell’Ascoli, Strulli, ucciso da una ginocchiata fortuita dell’attaccante avversario Caposciutti. Questa partita non si gioca da un quarto di secolo – le ultime due sfide, pareggi per 1-1 al Riviera delle Palme e 0-0 al Del Duca, risalgono alla B ‘85/86 – ma la rivalità è ancora viva. E Colantuono, non soltanto oggi che è alla ricerca di tre punti decisivi per dare un’accelerata nella corsa alla A, ha scelto (da tempo) da che parte stare. “La Samb mi è rimasta nel cuore”, ripete spesso, nonostante il doppio passato. Non risulta che faccia altrettanto nei confronti dei bianconeri».

Continua il giornale di Torino: «Del resto non potrebbe essere altrimenti. Il tecnico granata, quando non allena, vive a San Benedetto del Tronto, città (in provincia di Ascoli Piceno ma non ricordatelo ai suoi abitanti) scelta come residenza dopo una carriera da vero giramondo del pallone (12 squadre in 21 anni). Abita nella zona residenziale, racconta chi lo conosce bene. E appena può torna nelle Marche per fare un salto al mare e per salutare i vecchi amici, con i quali ricorda il passato glorioso del club (la B toccata più volte) e le imprese compiute personalmente tra campo e panchina. Su tutte, va da sé, quella del 2001/02, quando Alessandro Gaucci lo convinse a passare dall’altra parte, inaugurandone di fatto la carriera da allenatore. Con risultati strabilianti: nove vittorie consecutive completarono la rimonta verso i playoff, centrati attraverso il quinto posto, quindi i successi nelle doppie sfide con Rimini e Brescello valsero la promozione in C1. Quello è uno dei due campionati che brillano nella bacheca del Colantuono versione stratega: l’altro, in attesa di questo con il Toro nel quale è impegnato in un’altra rimonta, è la salita in A con l’Atalanta nel 2005/06».

Infine, D’Orsi parla della situazione attuale dei rossoblu: «Oggi la Samb, dopo l’ennesimo fallimento, è lontana dal grande calcio e, dal basso dell’Eccellenza (torneo che guida con 11 punti sulla seconda con l’ex Pescara Palladini in panchina), per tornare in qualche modo a battere l’Ascoli i tifosi rossoblù devono sperare nel loro concittadino più illustre, che a sua volta (‘94/95) ha vissuto con loro l’avventura in Eccellenza da capitano». Chissà che il buon Ottavio non riesca a ripercorrere la carriera di Colantuono, magari proprio sulla panchina rossoblu.

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