SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo otto anni dall’inizio dell’iter, finalmente ci sono i fondi per completare il mattatoio comprensoriale di Ripatransone in località Fiorano, che servirà per le esigenze della costa fino a Cupra, e poi per gli allevatori di Acquaviva, Monteprandone e Montefiore, affiancando l’impianto di Offida.
Decisivo l’ultimo finanziamento di 200mila euro concesso dalla Regione Marche su input dell’assessore al Bilancio Pietro Marcolini. I lavori dovrebbero concludersi a settembre.
L’iter parte nel 2002, quando dal Comune di San Benedetto si decide di girare a Ripatransone il finanziamento ministeriale in scadenza, che sarebbe servito per rimpiazzare il vecchio mattatoio rivierasco di via Manara.
Sono i primi 383mila euro. Nel frattempo il progetto iniziale diventa inadeguato alle nuove normative europee nel frattempo entrate in vigore. I costi lievitano, arriva un secondo contributo, stavolta dalla Regione per mezzo del vicepresidente Luciano Agostini, per 216mila euro.
Si costruiscono le mura, si sistema la zona adiacente, ma fino ad oggi il mattatoio è inutilizzabile in quanto mancano recinzione e piazzale, le attrezzature per le linee di macellazione, la stazione di sollevamento per le acque reflue.
Il Comune di Ripatransone chiede 300mila euro, la Regione in extremis prima delle elezioni ne trova 200mila. Bastano.
Perché tutto questo ritardo? Il sindaco ripano D’Erasmo lo motiva così: «Mi assumo la responsabilità dei ritardi, ma che ci volete fare. Un Comune piccolo come il nostro non può contrarre mutui, poi abbiamo atteso invano lo sblocco di 200mila euro per noi, fermi al Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito dei Patti Territoriali».
Giovanni Gaspari, con D’Erasmo e Marcolini alla presentazione della notizia, ritratta invece alcune sue posizioni passate: «Nel 2002, dai banchi dell’opposizione, criticai la decisione del Comune di San Benedetto. Non mi sembrava il caso di rinunciare al finanziamento, avremmo preferito un nuovo mattatoio presso il Centro Agroalimentare».
Il mattatoio, spiega il direttore del servizio Veterinario della Asur Angelo Carfagna, è moderno e certificato, con una potenzialità media di 30 capi al giorno. Le carni macellate possono essere commercializzate in tutta l’Unione Europea. Ha una linea di macellazione per i suini, finora nel Piceno presente solo ad Ascoli.
«C’è un rapporto diretto fra popolazione zootecnica e presenza di mattatoi sul territorio, perché soprattutto per i piccoli allevatori i costi di trasporto sono esorbitanti. Avere questo impianto incentiva l’allevamento di razze autoctone e quindi la nostra sicurezza alimentare».

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