ROMA- Qualche settimana fa, con la scomparsa di Tonino Carino, la nostalgia degli appassionati di calcio ha fatto riaffiorare il ricordo mai sopito di una trasmissione degli anni 70/80 leggendaria. Fa parte infatti delle abitudini innate, specie per gli appassionati del calcio: la domenica nel tardo pomeriggio, accendere la tv, ascoltare una sigla molto familiare e vedere i gol della giornata di campionato; “Novantesimo minuto”, insomma, insieme con “La Domenica Sportiva” la trasmissione di sport più celebre della Rai e dell’intera televisione italiana.
Allora non esistevano tutte le possibilità che ci sono oggi di vedere in presa diretta le immagini durante le partite. Novantesimo minuto era il primo impatto con le immagini di giornata per chi soprattutto non era andato allo stadio o per chi pur essendoci andato era curioso di vedere anche i servizi degli altri campi.
Oggi la sua realizzazione, sia pure complessa, è più semplice di un tempo, ogni campo ha a disposizione il pullman esterno con montaggio e le immagini della partita trasmesse dalla pay-tv. Una volta, tutto era tremendamente più complicato, ma forse anche più romantico. Prima infatti vi era una fase pionieristica nella quale far arrivare le immagini in pellicola in tempo utile per la trasmissione era un lavoro assai difficile.

Gradualmente, poi la pellicola ha ceduto il passo all’elettronico. Erano le domeniche degli italiani che volevano rilassarsi davanti al televisore prima di ricominciare un’altra dura settimana. Dal  1970 in poi il suo ideatore (assieme a Maurizio Barendson che i primi anni conduceva assieme a Valenti)  e conduttore Paolo Valenti un uomo di un’umanità e un’imparzialità straordinaria, dirigeva dallo studio di Roma i suoi inviati che erano corrispondenti per lo più esterni ossia giornalisti delle sedi Rai regionali (ognuno addetto alla squadra della propria città o regione),dove c’era una squadra in serie A e B e in qualche caso qualcuno di essi era anche tifoso (molti furono i richiami rivolti ad alcuni di loro).
Molti di questi giornalisti divennero dei veri personaggi televisivi molti dei quali riconosciuti dal pubblico per il loro accento locale con cui esponevano il risultato delle squadre che seguivano.

Successivamente “Novantesimo minuto”, cambiò il suo logo iniziale in “90°minuto”, Il  90° che ci è rimasto nel cuore si sviluppò nella sua formula indimenticabile dal 1978 in poi (fino al 1990).
Vi erano 8 (con la serie A a 16 squadre) collegamenti poi divenuti 9 (con la serie A estesa a 18 squadre) di Serie A e uno di B che raccontava il big match della giornata tra i cadetti. Poi quando la massima serie osservava la sosta andava in onda un 90° interamente dedicato alla Serie B (della quale faceva parte spesso in quegli anni anche la Samb).

Alla fine di ogni puntata  Valenti leggeva  per la prima volta in televisione i risultati di tutta la serie C. Più avanti, fu introdotta anche l’abitudine di accompagnare il “rullo di coda” della trasmissione con tutti i gol della giornata accompagnati dalla splendida musichetta della sigla.

Valenti in studio e i suoi inviati  sono divenuti gli amici di milioni di famiglie italiane calciofile tifose e sportive entrando in punta di piedi nelle loro case e descrivendo con umiltà ed ironia le partite di un calcio che non c’è più.
Così abbiamo imparato a conoscere e ci siamo affezionati oltre che all’impeccabile conduttore ai suoi alcuni molto pittoreschi inviati sui campi, come dimenticare i Tonino Carino da Ascoli che sembrava un pulcino indifeso messo sul piccolo schermo, Luigi Necco da Napoli o Avellino, Gianni Vasino, Franco Zuccalà, il compianto Beppe Viola (scomparso durante la stagione 1983), Ennio Vitanza e Mario Guerrini che si alternavano da Milano e dalle altre città lombarde come Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Ferruccio Gard (pittore prestato al calcio che commentò lo storico scudetto del Verona nell’85) da Verona, Giorgio Bubba (dal quale prese il nome un gruppo musicale anni 80 chiamato i figli di Bubba)  e Alfredo Liguori (cognato di Paolo Valenti) che si alternavano da Genova, Maurizio Calligaris da Udine, Beppe Barletti, Franco Costa, Carlo Nesti, Pino Patti e Cesare Castellotti che si alternavano da Torino, Marcello Giannini da Firenze, Pisa, Empoli o dove c’erano squadre toscane che giocavano in casa, il compianto Piero Pasini (scomparso durante una radiocronaca di Tutto il calcio minuto per minuto nel 1981, Bologna gli ha dedicato la tribuna stampa e suo figlio Gabriele oggi è un inviato come lui di 90°) e poi Roberto Scardova da Bologna, Pier Paolo Cattozzi da Cesena o da altri campi dell’Emilia Romagna, Puccio Corona (poi divenuto presentatore Rai) da Catanzaro, un giovanissimo e alle prime armi Lamberto Sposini da Perugia (i primi anni che il Perugia era in seria A, poi divenuto affermato giornalista Rai e Mediaset), Giampiero Galeazzi (inviato spesso anche sui vari campi d’Italia e poi uno dei conduttori di 90° negli anni 90 e 2000), Fabrizio Maffei (primo conduttore dopo la morte di Paolo Valenti), Jacopo Volpi, Gianni Cerqueti e Claudio Icardi che si alternavano da Roma, Franco Strippoli e Beppe Capanno che si alternavano da Bari o Lecce e poi inseguito da Foggia, Antonio Capitta e Luigi Coppola da Cagliari.

E ancora Rolando Nutini da Pisa, Mario Santarelli da Pescara, Doriana Laraia (è stata la prima corrispondente donna della trasmissione), Marco Lucchini, Emanuele Giacoia da Catanzaro, Luigi Tripisciano da Palermo, Filippo Vendemmiati, Fedele La Sorsa, Gabriele Pasini (inviato delle squadre dell’Emilia Romagna),  Augusto Re David  (da Udine o Trieste), Stefano Tura (oggi corrispondente della Rai da Londra), Salvatore Biazzo (da Napoli , Avellino o Salerno), Italo Kuhne (da Napoli), Gianfranco Pancani (padre di Francesco attuale cronista Rai spesso del Volley), Paolo Paganini (da Genova), Donatella Scarnati, Simonetta Martellini (figlia del grande Nando), Enzo Baldini, Mario Mattioli (telecronista anche di pugilato) e Giovanni Bruno (ora a Sky), e gli inviati anche di Tutto il calcio minuto per minuto: Riccardo Cucchi (era inviato da Campobasso, oggi è la prima voce di Tutto il calcio minuto per minuto), Tonino Raffa (Catanzaro o Reggio Calabria), Enzo Foglianese (da città della Puglia), Andrea Coco (Cagliari). E tanti altri, inoltre gli inviati del nostro territorio marchigiano da Ancona, Ascoli e San Benedetto del tronto (quando la Samb era in serie B) che erano: Giancarlo Trapanese, il compianto Sabatino D’Angelo e Pino Scaccia (oggi inviato speciale del Tg1).

Spesso molti di loro dai box dello stadio dove trasmettevano il proprio servizio, erano sommersi da decine di tifosi calorosi e intenti a farsi inquadrare. A tutti questi fantastici attori prestati al calcio di un teatrino pulito e garbato sono legati numerosi aneddoti. Noi sui tanti ne citiamo due del pittoresco Luigi Necco che una domenica commentando una partita casalinga del suo Napoli che aveva giocato con l’Empoli continuava a chiamare la squadra toscana Ascoli fino a quando Valenti dallo studio non lo corresse dicendo «Empoli non Ascoli» e lui si riprese dall’errore dicendo «Chiedo scusa per l’errore, mi perdonerà il mio amico Carino» oppure quando lo stesso Necco negli anni delle battaglie in vetta tra Napoli e Milano (Inter o Milan) esclamò a fine collegamento dopo una vittoria dei partenopei «Per concludere è proprio il caso di dire, Milano chiama e Napoli risponde».
L’incantesimo magico di questa trasmissione cominciò a sciogliere la sua magia domenica 18 novembre 1990 quando Nando Martellini aprì la puntata col commovente ricordo del suo amico fraterno Paolo Valenti (che era scomparso 3 giorni prima il 15 novembre dopo una lunga malattia che negli ultimi mesi aveva costretto la Rai a sostituirlo alla conduzione con Fabrizio Maffei designato suo erede) mantenendo una sorta di promessa che il conduttore aveva fatto ai telespettatori, rivelando cioè che Valenti era tifoso della Fiorentina (in effetti se lo si ascoltava attentamente la sua voce lasciava trasparire un’inconfondibile accento toscano). La domenica successiva i tifosi Viola gli dedicarono uno striscione:«Paolo,al 90° l’abbiamo saputo, viola con classe e dignità».
Il nostro ricordo del vero e unico “Novantesimo minuto” termina qui, il calcio cambia, e anche le trasmissioni sono cambiate. Però riascoltare quella sigla ci fa tornare per qualche secondo agli anni in cui il calcio era più romantico, in cui aspettavi di vedere sullo schermo Paolo Valenti dire, sorridente: «Amici sportivi, buon pomeriggio».
Anni in cui l’umile ed indimenticabile presentatore toscano e i suoi professionali e pittoreschi invitati ci hanno raccontato le gesta di grandi ed irripetibili Campioni italiani e stranieri (che allora erano solo un affascinante e gradevole contorno a rose prevalentemente formate da italiani) come : Alemao, Altobelli, Antognoni, Barbadillo, Baggio, Bettega, Bergreen, Boniek, Borgonovo, Brady, Brehme, Briegel, Careca, Cerezo, Conti, Diaz, Dirceu, Elkjaer, Falcao, Giordano, Gullit, Juary, Junior, Krol, Laudrup, Mancini, Maradona, Matthaus, Passarella, Platini, Pruzzo, Paolo Rossi, Rummenigge, Shachner, Stromberg, Tardelli, Van Basten, Vialli, Voller, Zenga, Zico e tanti altri eroi di domeniche meravigliose nella loro semplicità.
E’ bello pensare che lassù Valenti dopo aver riabbracciato i suoi amici fraterni e colleghi Adriano De Zan, Sandro Ciotti, Enrico Ameri, e Nando Martellini abbia ritrovato il suo inviato Tonino Carino da Ascoli e messo affianco a Beppe Viola e Piero Pasini per riallestire un 90°minuto paradisiaco ed infinito.

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