SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel giugno del 2008 un giovane ventisettenne è stato condotto in commissariato per accertamenti. Su di lui pendeva l’accusa d’aver mostrato i propri genitali ad una donna che passeggiava con il suo cane per le vie di Stella di Monsampolo.

Nel merito del caso si è aperto un processo e il 19 marzo sono stati ascoltati gli agenti che hanno individuato l’uomo e la donna che avrebbe subito il fatto.

La difesa del ragazzo si è dimostrata attenta all’esame dei testi e nella prossima udienza rinviata a luglio, sarà l’imputato a chiudere il cerchio giudiziario con la sua deposizione.

Secondo la parte lesa il ragazzo seguiva la donna a bordo di un furgoncino bianco, osservandola con gesti osceni. Ad acciuffare il giovane fu proprio il marito, un poliziotto che pattugliava le vicinanze con un collega. La dinamica è stata raccontata in aula dalla teste e dagli agenti, che della vicenda sembrano descrivere il tutto con chiarezza inequivocabile.

Il giovane le avrebbe camminato a distanza per un po’, poi si sarebbe accostato con il furgone mostrandole i gioielli di famiglia e sghignazzando. Questo è quanto ha riferito la parte lesa nel merito del suo intervento raccontando inoltre di aver trovato riparo in un portone per poi recarsi nella sua vicina abitazione.

Ha sostenuto davanti al giudice di aver trovato il coraggio di ritornare in strada per prendere il numero di targa del mezzo e informare suo marito poliziotto del fatto. A quanto pare, il giovane si sarebbe fermato alcune decine di metri in avanti per poi andarsene alcuni minuti dopo.

Per il poliziotto non è stato difficile individuare il mezzo con a bordo il giovane che ancora, secondo il teste, non sembrava del tutto ricomposto.

Per lui e il suo collega la difesa ha chiesto particolari ben precisi. Il primo riguardante il motivo per cui il ragazzo già riconosciuto in loco, in seguito è stato condotto in commissariato da un’altra volante e schedato con foto segnaletiche. Il secondo, sempre la difesa, si è interrogata sulle ragioni per cui il giovane fosse uscito dal commissariato accusando dolori che in seguito sono stati refertati come trauma cranico e contusioni di vario genere.

Per gli agenti l’intervento è stato pacifico e nessuno avrebbe utilizzato violenza, tant’è che a condurli in centrale è stata un’altra pattuglia prontamente chiamata. Hanno assicurato alla corte di aver eseguito le operazioni con la massima calma e professionalità.

Secondo la loro ricostruzione dei fatti il giovane risultava molto provato e proprio nel merito del suo riconoscimento sembrerebbe che si fosse dato dei colpi in testa come segno di pentimento.

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