MARTINSICURO – «L’ambiente non è uno slogan». Mario Marano Viola, presidente dell’associazione dei Verdi di Martinsicuro riassume con queste poche parole la vicenda del terreno inquinato di via Segantini a Villa Rosa, e chiede ai vari schieramenti politici che dibattono da tempo sulla questione di dimostrare che la loro preoccupazione sia sincera e non strumentale. «Se hanno davvero a cuore l’ambiente – dice – non restino concentrati solo sull’area di Villa Rosa, ma propongano l’avvio di indagini e verifiche sullo stato di inquinamento del suolo anche in altre zone di Martinsicuro. Dimostreranno così che il loro impegno non è solo finalizzato alla risoluzione di una questione prettamente urbanistica».

Parte da lontano, Viola, nel raccontare ed illustrare lo stato di salute ambientale a Martinsicuro, che come esponente dell’associazione dei Verdi nel corso degli anni ha costantemente monitorato e segnalato ogni qualvolta ha mostrato segnali rilevanti. E parte innanzitutto facendo riferimento all’ormai famoso e contestato studio del ’97, che fu proprio lui a commissionare come Assessore all’Ambiente nell’allora amministrazione Caputi e che, a distanza di tanti anni, sarebbe stato tirato di nuovo fuori, a suo dire, solo per impedire la vendita di un terreno predisposta dall’amministrazione Di Salvatore.

LA MANCANZA DI FONDI: «Dopo le vicende risalenti ai primi anni ‘80 sugli scarti industriali sotterrati da una industria di Martinsicuro nei terreni circostanti alla sede – racconta Viola – ed essendo consapevole del fatto che nel terreno da riporto impiegato per la realizzazione del lungomare di Martinsicuro, nei tratti da via Capri a via Leopardi erano stati impiegati scarti di fonderia, decisi di avviare uno studio per conoscere lo stato delle falde del territorio, per capire se fossero state inquinate dalla presenza di rifiuti industriali, che un tempo la legge non vietava di utilizzare nell’edilizia come materiali da riporto».

Viola quindi commissionò lo studio, dal quale emerse che in più punti a Martinsicuro erano presenti delle «criticità» dovute a un possibile inquinamento della falda. Come indicato nella relazione, si sarebbe dovuto procedere pertanto a studi più approfonditi.

«Appena fu riconsegnato il fascicolo, che era solo una indagine preliminare – prosegue – mi attivai con la Regione per avere i fondi necessari ad ulteriori analisi. Ma mi furono negati.

Viola provò ancora a chiedere finanziamenti regionali a distanza di cinque anni quando, dopo l’esperienza dell’amministrazione Micozzi, tornò di nuovo in maggioranza con la Maloni. Ma ancora senza successo.

Che nel terreno però ci fossero scarti industriali se ne ebbe ancora una prova proprio nella primavera del ’97, con l’allestimento della pinetina adiacente alla Chiesa di San Gabriele a Villa Rosa. La piantumazione fu preceduta da una necessaria bonifica del suolo.

LO STATO DI SALUTE DEGLI ALBERI: «Si stava predisponendo il terreno per la piantumazione dei pini – prosegue Viola – quando durante gli scavi emersero numerosi blocchi di ghisa ed altri materiali chiaramente derivanti da scarti industriali». L’allora consigliere di maggioranza predispose allora che l’area fosse bonificata, i materiali rinvenuti trasportati in discarica e lo strato di suolo contaminato sostituito con  terreno salubre. «Altrimenti la pineta non avrebbe attecchito o sarebbe cresciuta con difficoltà, e avremmo buttato all’aria i finanziamenti europei grazie ai quali avevamo potuto costituirla». Viola fa notare come l’aspetto sano e rigoglioso degli alberi della pineta sia una chiara dimostrazione di come le radici affondino in un terreno non contaminato. Cosa che invece non accadrebbe in molti altri punti della città, dove l’aspetto malaticcio delle piante sarebbe un sintomo di inquinamento del terreno sottostante: sul lungomare, nel tratto da via Filzi e via Capri ad esempio, dove «le palme, che di solito crescono velocemente, in quei tratti hanno uno sviluppo molto lento e non presentano la robustezza tipica della specie», o in via Leopardi dove «molte tamerici si stanno ammalando», o al Tempo Libero, dove Viola ricorda che «quando nei primi anni ‘70 si sbancò l’area per realizzare l’impianto, dal suolo emersero discariche in cui c’era di tutto. Ecco perché i lecci in quella zona hanno fatto fatica a crescere negli anni e hanno oggi un aspetto sofferente».

LA BONIFICA L’esponente dei Verdi seppure prospetti l’ipotesi di altre zone inquinate a Martinsicuro e Villa Rosa, tuttavia afferma che con le moderne tecnologie è possibile avviare efficaci operazioni di bonifica, risolutive ed affatto invasive, che potrebbero riportare in condizioni ottimali sia la falda che i suoli contaminati. Sfata del tutto inoltre le improbabili teorie circolanti in città che ipotizzano addirittura l’abbattimento della Chiesa di San Gabriele per sanare il terreno sottostante: «Buone solo per fomentare inutili allarmismi».

Insomma, pur se livelli di inquinamento fossero accertati anche nei suoli e nelle acque in altri punti della città, non costituirebbero un problema insormontabile da superare per tornare ad avere un ambiente salubre a Martinsicuro. «Ma per raggiungere lo scopo occorrerebbe una ferma volontà delle forze politiche, sia di centrodestra che di centrosinistra, e l’avvio di programmi condivisi in tema ambientale da portare avanti nel corso degli anni da più amministrazioni, al di là del colore politico. Solo così gli amministratori potrebbero dimostrare che l’interesse mostrato per l’ambiente è finalizzato alla tutela della salute dei cittadini e non strumentalizzato per la vendita o meno di un pezzo di terra».

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