SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nulla è nuovo. Tutto è stato già detto. Ma occorre ripeterlo. Leggevo oggi sul Fatto Quotidiano un articolo di Massimo Fini, non inquadrabile giornalista-intellettuale italiano, che scriveva quel che io penso e ho pensato a lungo nell’ultima settimana. Scrive Fini: «Quale indipendenza può mai avere la Rai-Tv, Ente di Stato, e quindi di tutti i cittadini, quando il Consiglio di amministrazione è nominato dai partiti, il presidente pure, la Commissione di Vigilanza anche, l’Authority per le Comunicazioni e ogni altra Authority idem, quando non c’è dirigente, funzionario, conduttore di programmi, giornalista, usciere il cui posto di lavoro non dipenda dall’appartenenza a qualche formazione politica, da un rapporto di fedeltà e sudditanza?», «la questione della Rai Tv è solo la più emblematica ed evidente dell’occupazione sistematica, arbitraria, illegittima che i partiti, queste associazioni private, hanno fatto di tutti gli apparati dello Stato, del parastato, dell’amministrazione pubblica», «la riforma più urgente è quella dei partiti, nel senso di un loro drastico ridimensionamento, della loro cacciata da posizioni che occupano abusivamente, arbitrariamente, illegittimamente. Ma in democrazia solo i partiti possono riformare i partiti. E non lo faranno mai perché questo vorrebbe dire perdere il potere».
Poi Fini si esibisce in uno dei suoi soliti eccessi: cita la Turchia di Evren, un generale che si prese alcuni anni di potere assoluto (e ovviamente ci fu chi pagò caro) per spazzare via la partitocrazia, e quindi restituì il governo al popolo, e adesso «non è la Turchia che non ha i requisiti democratici per entrare in Europa. E’ l’Italia che non li ha più per restarci».
Tralasciando questa ultima “soluzione finale”, come non si può condividere ciò precedentemente affermato? Restando alla Rai (ma estendendo poi per automatica comunione questo ragionamento a tutto l’apparato statale e degli enti locali), perché mai i cittadini dovrebbero accettare che l’informazione – ancor prima che RaiSet o MediaRai – venga ripartita tra Pd, Pdl, Udc, Idv, Lega, e magari qualche anno fa con Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Verdi, Partito Socialista, Socialisti Italiani, Alleanza Nazionale, Forza Italia, Democratici di Sinistra, Margherita, Repubblicani, Mpa, Udeur e via discorrendo? Perché questi personaggi debbono arrogarsi il diritto di influenzare le opinioni di coloro che da casa, tra una lasagna e una sfiancante giornata di lavoro alle spalle, li ascoltano sempre più alienati («Non posso dire tutto, di fronte all’ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori mi autocensuro: dal momento in cui qualcuno mi ascolta dal video ha verso di me un rapporto da inferiore a superiore, un rapporto spaventosamente antidemocratico. Le parole che cadono dal video cadono sempre dall’alto»: ascolta qui Pasolini)?
E perché questa critica dall’esterno non diventa critica anche interna ai partiti? Se un gruppo partitito occupa «abusivamente, arbitrariamente, illegittimamente» e quindi minando la Costituzione e la democrazia repubblicana, non saranno correi in qualche modo tutti coloro che di quei gruppi fanno parte e che, ai margini del grande tavolo, non prendono il coraggio di ribaltarlo? E persino coloro forse che, votandoli, li legittimano?
Quando avremo un partito in grado di entrare nel gruppo e bloccare il meccanismo, rifiutandosi di partecipare alla spartizione del potere? Quando un partito che non chiederà potere per spartirsi la fetta, ma per lasciarla al suo posto? Attenzione, perché un generale Evren potrebbe presto essere qui.

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