SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In principio doveva essere la “rimpatriata” di tutte le candidate donne del Piceno in vista delle prossime elezioni regionali, senza distinzione di colore politico. A partecipare all’incontro organizzato e voluto da Palma del Zompo, presso l’Auditorium Tebaldini, sono però state solo le esponenti del centro-sinistra con le sola defezioni di Valeria Senesi del Partito Democratico e Rosa Caroli e Fatemeh Sedighi Fatemeh per i Verdi.

Assenze che hanno stupito la stessa Del Zompo (Idv), che ha potuto comunque contare sulla partecipazione di Sabrina Amici (Alleanza Riformista), Michela Iacoponi e Paola Amadio (Rifondazione Comunista), Maria Cristina Calvaresi e Gabriella Ceneri (Udc), Cinzia Peroni (Idv) e Stefania Spacca (Pd).

Un’occasione per ribadire l’importanza delle quote rosa «rese necessarie per offrire l’opportunità alle donne di intraprendere un percorso, ma anche per sottolineare come queste oltre che ad essere candidate  debbano essere poi eleggibili, mediante l’offerta di modi e spazi per esprimersi».

Ecco allora che per la Del Zompo si tratta di un «fondamentale punto di partenza, per chi con fatica tra famiglia, lavoro e discriminazione cerca di emergere».

Come Michela Iacoponi, la più giovane candidata del Piceno (psicologa, non ancora trentenne) che tra i punti principali del suo programma pone il tema dell’occupazione e della pubblicizzazione dell’acqua e Stefania Spacca «scontenta per essere stata dipinta dalla stampa come il vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro come Perazzoli e Colonnella».

Si augura invece una «corposa rappresentanza femminile in consiglio, al di là delle fazioni la Amadio» che assieme alla Ceneri torna sulla questione delicata delle pari opportunità: «Quando ero assessore di San Benedetto – tuona quest’ultima – un convegno in merito, finanziato da fondi europei, mi costò la poltrona e pagai il mio impegno».

Di scuola parla infine la Calvaresi, professoressa al Liceo Scientifico di Ascoli: «La riforma dei Licei e degli Istituti hanno cancellato le sperimentazioni. E’ giusto che la gente conosca le condizioni pessime nelle quali siamo costretti a lavorare pure noi docenti».

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