DA RIVIERA OGGI IN EDICOLA N. 815
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le consultazioni elettorali per Regioni, Provincie e Comuni sono alle porte e stavolta i risultati sono poco prevedibili rispetto alle ultime volte. Probabilmente vincerà l’assenteismo.
Più che un’aria buona per un partito o per un altro c’è una grande confusione su “chi ha ragione”. Perché, da tantissimi anni ormai non vince più chi ha presentato i programmi migliori (anche se poi quasi mai rispettati) ma chi, secondo l’elettore, tra Berlusconi, Bersani, Di Pietro, Casini ecc. ha ragione o torto su problematiche assolutamente estranee alla vera politica.
Una confusione che, secondo me, a livello nazionale fa gioco a tutti perchè c’è una grande incapacità di progettazione legata ai motivi per cui oggi si decide di darsi alla politica.
Un dato di fatto che mi porta a dar ragione al premier Berlusconi, il quale vorrebbe impedire che nel periodo elettorale (veramente, se fosse per lui, le eliminirebbe per sempre) si facessero trasmissioni televisive che puntualmente vanno a finire nel tutti contro tutti: il tema principale è spesso la demonizzazione dell’avversario politico nella speranza che l’“attacco” indirizzi il voto verso se stessi. Di politica quasi nulla.
Santoro e gli altri forse non c’entrano anche se dovrebbero invitare i propri ospiti ad essere più propositivi. Perché non lo fanno? Per l’audience? Forse. Non sono così poco intelligenti da non capire che la gente vuole proposte e non cagnara tra chi, tra l’altro, si arroga il diritto di essere scelto dal popolo che, invece, ha semplicemente deciso quanti degli uomini scelti dai partiti debbano essere eletti. Una bella presa in giro.
Tornando alla censura temporanea alle “litigate” che potrebbe anche essere giusta per i motivi che ho prima esposto, appare evidente che i fini di Berlusconi sono meno nobili di quelli che potrebbero sembrare: a lui dà particolarmente fastidio che si parli di quello che fa o ha fatto mentre vorrebbe che tutti accettassero quello che lui dice. Un po’ come quel detto che recita: fa quel che il prete dice e non quel che il prete fa.
Sull’attuale presidente del governo mi viene da dire che tutto quello che si dice su di lui non può essere falso, né sono propenso a credere ad un complotto dei giudici. Anche se, vedi il calcio, nessuno fino a quattro anni fa credeva ad un complotto arbitrale poi, invece, i fatti hanno dimostrato che c’erano.
Leggevo stamattina il titolo de Il Giornale nel quale si invocano intercettazioni pericolose anche per i giudici. E perché no? Non credo però che non escono fuori perché gli stessi giudici non le autorizzano. Magari ci stanno più attenti perché sono convinto che “pecore nere” esistono anche lì. Sarebbe strano il contrario.
La mia analisi, giusta o sbagliata che sia, mi porta ad una conclusione tale che sarei pronto a scommettere qualsiasi cifra sul risultato delle prossime elezioni: vincerà il partito dell’assenteismo; in Francia ha, in elezioni similari alle nostre, toccato ieri vertici storici (50%). Così sarà nel week end del 27-28 marzo anche in Italia.
E’ la conseguenza della gran confusione che regna nei Partiti ma anche, e forse di più, della mancanza di fiducia verso l’attuale classe politica. I motivi sono talmente tanti che non serve più elencarli.
In molti dicono e diranno che non votare equivale a dare forza, e non il contrario, agli attuali rappresentanti della nostra politica. Quindi è sbagliato. Io, invece, dico che è più sbagliato votare male o meglio in maniera inconsapevole e, peggio ancora, per scelte legate a futuri interessi personali e non a quelli comunitari, come nella logica purtroppo di buona parte di coloro che decidono di andare alle urne.
Resta il grande dilemma di come modificare l’attuale andazzo. Credo che la soluzione, prima che da sommosse popolari ormai fortunatamente da escludere per un popolo maturo come quello italiano, arriverà da internet ma forse è ancora troppo presto.
Per abbreviare i tempi, il mio consiglio è quello di non votare con superficialità ma in modo più mirato possibile, tenendo presente che il bene comune è sempre il modo migliore per migliorare il proprio stato personale che spesso (se lo si aspetta da un politico)  si rivela effimero ed inutile. Mi spiego meglio: non credete al candidato che vi dice: dammi il voto che dopo ci penso io per te, per tuo figlio eccetera, eccetera. Il candidato che vi parla così pensa esclusivamente a se stesso e a nessun altro.
Se non si sa chi votare, meglio non andare alle urne. Se non altro per un motivo molto semplice, il voto mirato e quello “incosciente” hanno lo stesso identico peso. Quello non dato potrebbe invece diventare un segnale utile e importante, come sta succedendo in Francia dopo che soltanto la metà degli elettori è andato a votare. Senza contare le schede nulle e bianche che fanno in ogni caso volume sul tema del democratico dissenso.

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