SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Martedì sera al Pao prosegue la stagione dei concerti con i milanesi Ronin che presentano il loro ultimo album.

Tratto da una storia nata dall’immaginazione del leader Bruno Dorella bambino al sentir pronunciare la frase “Con le budella dell’ultimo prete impiccheremo l’ultimo re” in un film, il terzo album vero e proprio dei Ronin altro non è che il racconto epico che germogliò dentro a Dorella fatto musica: un racconto in episodi della fuga del prete (e dalla sua fine ineluttabile, così come quella del re) tra spaghetti-western, scorribande da film d’arti marziali, accenti da spy movie e crescendo orchestrali. Una vera e propria colonna sonora (rigorosamente strumentale) per un film che non esiste, se non negli occhi di chi ascolta.
La title-track è costruita su un arpeggio dalle linee melodiche vagamente tex-mex, confermate poi dall’attacco di un coro morriconiano di voci maschili che potrebbe essere uscito dalla colonna sonora di “C’era una volta il West”. Il rullare di timpani sul finale ed il ritorno del coro denunciano che non si tratta di un brano qualsiasi, ma di una vera e propria ouverture.
Le cinque tracce seguenti descrivono un andamento perlopiù lento, inducendo l’ascoltatore ad un ascolto riflessivo. Tra questi brani in particolare si fa notare “Lo spettro”, con il suo incedere jazz che si muove tra due chitarre che ricamano note sospese nell’etere in un’atmosfera che sa del post-rock dei primi tempi ma con un sovrappiù di malinconia e di calore.

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