SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nausea, mal di testa, vertigini in seguito alla visione di un film in 3D? Ora c’è una spiegazione. Il Consiglio Superiore di Sanità ha risposto al Codacons in merito all’uso degli occhiali per la visione in 3D, ed ha fissato le nuove norme a cui debbono attenersi le sale cinematografiche. Per i tanti appassionati del genere fantasy e tridimensionale, che proprio in questi giorni affollano i botteghini con “Alice in Wonderland” di Tim Burton ed “Avatar” di James Cameron, sono in arrivo delle regole di precauzione per evitare l’insorgere di problemi e disturbi legati all’utilizzo delle lenti 3D.

Da oggi in poi infatti dovranno essere utilizzati solo occhiali monouso, e dovranno essere vietati quelli riciclati, che passando da uno spettatore all’altro possono trasmettere infezioni batteriche e virali. Si dovrà evitare, inoltre, l’uso prolungato e ininterrotto di queste lenti, mentre ai bambini al di sotto dei 6 anni sarà espressamente proibito indossare occhiali 3D, per i danni che questi possono provocare al sistema visivo. Infatti, si legge nel parere, «qualche disturbo di ordine funzionale, senza determinare danni o patologie irreversibili, può insorgere in soggetti di tenera età, sia perché ancora la visione binoculare non è presente o non è del tutto consolidata, sia perché essi possono essere affetti da strabismo o da ambliopia o da altro difetto visivo (diagnosticato o meno), sia perché possono trovarsi in fase di riabilitazione del virus».

D’altra parte le preoccupazioni del Codacons sembrano tutt’altro che infondate: numerose sono le denunce pervenute ai cinema da parte di spettatori che hanno subito fastidi ed alterazioni in seguito alla visione dei film in 3D. Si va dal classico mal di testa e nausea, fino ad infiammazioni acute del sistema visivo, come è accaduto ad una bambina milanese di 3 anni, a cui è stato somministrato cortisone a causa di un terribile gonfiore all’occhio. Si tratta dunque di un fenomeno da tenere sotto controllo, anche perché gli occhialini molto spesso non hanno il marchio Ce (a garanzia di qualità), non vengono sterilizzati dopo l’uso e sono costruiti con materiale non certificato.

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