GROTTAMMARE – L’Istituzione Povera Costante Maria, nata dalle volontà testamentarie dell’avvocato Ottaviani e argomento per diversi anni messo nel dimenticatoio, torna alla ribalta dopo la chiusura dell’indagine della Procura di Fermo suscitando diversi interventi.

A commentare la nota stampa del sindaco Luigi Merli è l’avvocato grottammarese Andrea Bartolomei che, ripercorrendo il testamento di Ottaviani e l’indagine della Procura, in sintesi conclude: «Come è potuto accadere tutto ciò?».

«Tenuto conto del testamento – afferma l’avvocato Bartolomei – e considerate le conclusioni del Consulente tecnico d’ufficio della Procura di Fermo dove si legge dell’“esistenza di responsabilità a carico del Comune di Grottammare, e del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituzione Povera Costante Maria, quali esecutori testamentari designati dal signor Giuseppe Ottaviani, per gravi irregolarità nell’adempimento dei loro obblighi adoperandosi entrambi affinché in data 27/5/1999 venisse modificato lo statuto per mantenere in vita l’Istituzione Povera Costante Maria con la veste giuridica di Ipab al fine di avere un controllo diretto sulla stessa e sul suo patrimonio, invece di provvedere allo scioglimento della Istituzione Povera Costante Maria, essendo venuto a mancare lo scopo stabilito e prefissosi dal testatore, con conseguente passaggio dell’intero patrimonio all’erede indicato nel Testamento ossia al Comune di San Benedetto del Tronto”, il sindaco, pur sedicente “politico di sinistra”, tira in ballo religiosi e magistrati, mentre sarebbe bene che seguisse il consiglio che uno degli ex sindaci di Grottammare, Giulio Piergallini, diede: “Mai nascondersi dietro al nero di tonache o toghe”».

L’avvocato si chiede quindi come sia potuto accadere che la volontà di Ottaviani possa essere stata violata ripetutamente, non solo con il cambio di statuto, ma anche per quanto concerne gli espropri, facendosi «promotrice ed addirittura pretendere dall’Amministrazione regionale l’arbitrario stravolgimento statutario dell’Istituzione creata dall’Ottaviani, e sia andata avanti con gli espropri senza nominare un Commissario ad acta, stante la palese incompatibilità, per evidente conflitto d’interesse, rappresentata da procedimenti espropriativi del genere? ».

«Non so – conclude Bartolomei – se lei (e chi l’ha preceduta) sarà chiamato a rispondere di tutto quanto sopra occorso innanzi al magistero (giudiziario o religioso che sia); di una cosa però chi scrive è assolutamente certo: prima o poi dovrà risponderne alla buonanima dell’avvocato Giuseppe Ottaviani».

Bartolomei poi, facendo riferimento oltre che a quanto scritto dal Consulente tecnico d’ufficio della Procura anche alla richiesta dell’allora sindaco di San Benedetto Domenico Martinelli, il 7 luglio 2005, scrive: «Come ha potuto lei, sindaco Merli negare copia del testamento alla limitrofa Amministrazione il cui rappresentante dell’epoca lo richiese evidentemente per il bene dei poveri di detto Comune, ai quali l’avvocato Ottaviani aveva tassativamente previsto andassero i suoi beni privati, nel caso fossero appunto distratti o comunque non funzionalmente gestiti e destinati da quella di Grottammare?»

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