MONTALTO MARCHE – Presso la Cantina Sociale di Montalto, venerdì 12 marzo si è svolto il convegno “Criticità ed opportunità per una nuova agricoltura nelle Marche“. Hanno partecipato alla serata imprenditori agricoli e produttori vitivinicoli del piceno e del fermano, gli esperti del settore, e poi i politici Massimo Rossi, candidato presidente per la sinistra a e Lucio Porrà, candidato consigliere della lista civica per Erminio Marinelli del Pdl.

Diverse le tematiche affrontate, dalla crisi economica che coinvolge i produttori agricoli, soprattutto nel settore dell’ortofrutta, alla burocrazia e scarsa comunicazione da parte di quegli stessi enti che dovrebbero garantire la tutela dell’occupazione agricola e del paesaggio, per terminare con la triste denuncia dell’abbandono delle campagne a cui si sta assistendo.

«L’unicità delle Marche risiede nella centralità adriatica e nella ruralità. In Regione – denuncia Franco Sotte, docente di Agraria all’Università Politecnica delle Marche – sono rimasti ad un modello di ruralità industriale, un modello ormai passato, non più concorrenziale in una condizione difficilissima per competitività».

Paolo Agostini, tecnologo alimentare, ha presentato le immagini di una video inchiesta realizzata nella provincia di Ascoli lo scorso anno e corredata da alcuni numeri sconcertanti: «Nel 2009, hanno chiuso 503 aziende agricole. Sempre in riferimento allo stesso anno si è registrato un calo del 16% del reddito derivante da agricoltura e stando alle previsioni della Cia, sarà del 25% nel 2010. Le Marche sono la prima regione, insieme alla Basilicata, in superficie agricola biologica eppure questo biologico non dà reddito. Siamo i primi produttori di bovini a razza bianca eppure si consuma carne di importazione, soprattutto estera. L’agricoltura è utile contro il dissesto ambientale e il rischio frane, ma questo ruolo non è riconosciuto, purtroppo, come un valore aggiunto».

«Bisognerebbe stimolare la domanda interna – suggerisce Massimo Rossi – con la riorganizzazione della filiera corta su scala regionale e riconoscere all’agricoltore il valore aggiunto di manutentore del paesaggio, attraverso l’istituzione di un Albo regionale. Uno degli effetti devastanti dell’abbandono delle colture è il rischio di degrado ambientale, paventato anche dall’invasione di sistemi fotovoltaici ed eolici nelle campagne quando si potrebbero utilizzare le zone industriali già esistenti e i capannoni per ospitare questi impianti».

«Stando alle stime nelle Marche – denuncia Lucio Porrà – sono 60 mila le imprese agricole che si trovano in difficoltà a causa del reddito basso, della forte burocrazia e della concorrenza sleale. La soluzione sembrerebbe arrivare dalla green economy, la bioenergia con coltivazioni di piante non autoctone, pannelli solari e pale eoliche. Queste tecnologie deturperanno il nostro territorio. Noi proponiamo piccoli impianti nei centri aziendali per un uso interno e grandi impianti solari e biomasse nelle zone industriali limitrofe senza rischi per il paesaggio»

Secondo Gianni Conte di Legambiente: «Si profila il rischio di una nuova mezzadria latifondista. Le cooperative si formano non per produrre prodotti, ma energia. È evidente che dall’impoverimento dell’agricoltura si determina un effetto domino devastante, laddove il reddito alternativo più facile da reperire è rappresentato proprio dall’investimento nel fotovoltaico».

«La Regione sta delegando ogni responsabilità – denuncia duramente Conte – ai comuni per il rilascio della licenza di agricoltore professionale. Il clima è di anarchia più totale, non c’è controllo da parte degli enti».

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