GROTTAMMARE – Una voce piena e suadente, un tono fermo e risoluto. Questo è l’Alessandro Preziosi che ha risposto alle nostre domande e che si è esibito giovedì 11 marzo al Teatro delle Energie in un reading di alcuni brani delle “Confessioni” di Sant’Agostino scelti e riadattati da Tommaso Mattei. Ennesimo appuntamento di spicco nella stagione teatrale realizzata dall’Amat e Comune con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Marche.Come mai Sant’Agostino? Dove nasce la sua affinità con questo personaggio il cui ruolo ha interpretato anche in una fiction televisiva?

«Si è trattato di un percorso di avvicinamento graduale e soprattutto casuale, cominciato negli anni della mia formazione artistica. Poi nell’affondo della complessità di un’opera come le “Confessioni” lo avevo un po’ lasciato fino a che una serie di coincidenze mi hanno riportato di fronte a questo testo. Comunque credo che il mezzo televisivo abbia permesso di render noto questo straordinario uomo a coloro che, a causa anche della complessità filosofica della sua opera, non avevano avuto modo di conoscere».

Questo spettacolo che sta portando in giro per i teatri come è nato e come è stato sviluppato?

«Nasce da una necessità di approfondire la lettura delle “Confessioni” per penetrarvi più a fondo. Così con Tommaso Mattei sono state effettuate delle riduzioni partendo dalla tematica del tempo, molto cara a Sant’Agostino e con la quale si sviluppa anche il suo processo di conversione, la sua ricerca. Si tratta di un reading di alcuni passi quindi, il tutto su un tappeto di musica moderna e contemporanea tra cui brani di Brian Eno».

Da cosa è scaturita la sua passione per la recitazione?

«La mia voglia di comunicare mi ha dato l’ispirazione. Ho utilizzato qualsiasi mezzo per soddisfare tale necessità, cominciando dal teatro passando per il cinema, la televisione le letture; l’importante è comunicare».

Avrà però una preferenza tra questi mezzi di comunicazione?

«Sicuramente la mia preferenza verte sul teatro in quanto credo sia uno strumento più affidabile, rispetto soprattutto alla televisione, inoltre c’è più disciplina e maggiore coinvolgimento emotivo».

Cosa ne pensa del grande successo che ha avuto con la televisione, e in particolare con la fiction “Elisa di Rivombrosa”?

«Credo che sia stata una grande fortuna e sicuramente una bella esperienza. Inoltre è stata molto utile, come succede spesso in questi casi, per far convergere molte persone verso il teatro».

Come gestisce il successo che ha ottenuto?

«Il successo non si gestisce, se c’è lo rendi una responsabilità importante, lo si deve trattare come tale».

So che sta appoggiando il progetto “Un buco nel muro” della Onlus Adricesta di Pescara. In cosa consiste e quali sono le motivazioni  che l’hanno spinta ad aderirvi?

«E’ un progetto che vuole fornire ai bambini malati di leucemia, chiusi in stanze sterili, dei macchinari tecnologicamente avanzati per avere contatti con l’esterno che altrimenti risultano quasi nulli. In questo modo, appoggiando il progetto e  mettendo a disposizione dell’associazione la mia immagine posso dirottare il successo su qualcosa di utile e importante. Stimolare i fan e la gente a fare solidarietà. In questo modo tengo vivo il senso della vita e del successo stesso».

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