GROTTAMMARE – «Affidiamoci ai tecnici, vedremo i frutti di questa operazione con il passare del tempo e poi potremo valutare. Ora non me la sento di esprimere un giudizio politico su una questione che attiene strettamente ai tecnici».

Lo afferma Enrico Piergalini, assessore comunale con delega alla Cultura e al Turismo, a proposito della nuova forma di ripascimento della spiaggia in atto da parte della Regione Marche alla foce del fiume Tesino. Una modalità innovativa per le nostre latitudini, e non da tutti digerita bene. Si tratta della frantumazione dei sassi che si trovano in quel tratto di litorale, allo scopo di produrre materiale sabbioso per la tradizionalmente piccola spiaggetta del Tesino.

Funziona? Non funziona? I risultati sono accettabili? Vale la pena spendere denaro per questa modalità di accrescimento della spiaggia? In molti si pongono questi quesiti. A maggior ragione dopo la tanto dibattuta questione delle “sabbie nere”, cioè della sabbia prelevata nei fondali del profondo Adriatico e distribuita in varie località balneari delle Marche per lottare contro l’eterno nemico, l’erosione dei marosi, spesso sprezzanti dell’umano affannarsi e del meccanico furore per limitarla.

Sabbie sottomarine che a Grottammare, dopo alcune mareggiate durante il periodo natalizio e giù di lì, sembrano essere tornate tali. Cioè sottomarine, trascinate via dalle onde e rimangiate dal mare. Una battuta? Mica tanto. C’è un dibattito fervente su questo aspetto della lotta all’erosione, c’è chi a soluzioni innovative preferisce le classiche scogliere emerse, chi chiede l’innalzamento delle scogliere soffolte che si trovano appena sotto il livello dell’acqua, chi ironizza e chiede risposte, chi ha perso la speranza e chiede che il mare faccia il suo corso.

L’assessore Piergallini, dall’altro capo del telefono, è diplomatico e pare non volersi sbilanciare troppo. «Sì, sulla questione delle sabbie nere è stato fatto un gran polverone. Non affidiamoci però alle impressioni quotidiane, vediamo i risultati a lungo termine, vediamo fra un anno cosa abbiamo ottenuto e cosa si può migliorare. Lo vedremo noi, lo vedrà soprattutto la Regione, che ha la titolarità di questi lavori e che sta lavorando nella massima buona fede».

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