ASCOLI PICENO – Tonino Carino da Ascoli non era un pittore né un filosofo medievale, neppure un Santo. Era un inviato della Rai negli anni 80. Raccontò l’Ascoli targato Costantino Rozzi nella popolarissima trasmissione “Novantesimo Minuto”. Tonino Carino da Ascoli entrò nella mente e nel cuore dei milioni italiani che alle 18 della domenica pomeriggio si ritrovavano davanti alle televisioni per vedere le allora poche, rispetto ad oggi, immagini dei gol.

Ma da semplice cronaca della partita, per Tonino quell’esperienza si trasformò in qualcos’altro.
Il suo accento, le sue performance tutt’altro che impeccabili quando si trattava di pronunciare i nomi di giocatori stranieri o camuffare eventuali problemi tecnici che occorrevano, fecero storia in breve tempo.

Ma più di tutto fece storia quel “Tonino Carino da Ascoli” pronunciato ogni domenica dal compianto conduttore di novantesimo Paolo Valenti. Complice anche la rima di nome e cognome, diventò per l’Italia intera una sorta di precursore degli attuali “tormentoni”, tanto da essere ripreso in continuazione negli sketch satirici televisivi di allora, da quelli del Trio Marchesini – Lopez – Solenghi a quelli in “Drive In” di Ezio Greggio, divenuto poi padrino di suo figlio.

Infine Carino riapparve in tempi recenti come ospite da Fabio Fazio e Simona Ventura in “Quelli che il Calcio…”, dove il giornalista amava scherzare con il personaggio che negli anni si era costruito e che il tempo non aveva affatto scalfito dall’immaginario calcistico-televisivo nazionale.

Ma Tonino Carino era prima di tutto un giornalista. In Rai dal 1967, tra le altre cose scoprì un covo di brigatisti a Porto San Giorgio. Dal 1991 al 2002 fu caporedattore della sede di Ancona; fu inviato anche del “Giro d’Italia” e del programma “Casa Raiuno”.

Testimone di un calcio che non c’è più, intimo e romantico, ormai sfocato nelle immagini, ma limpido nei ricordi che ognuno porta con se.

Vogliamo immaginare un novantesimo anche lassù, con Valenti, Carino e tutti gli altri ancora insieme, magari a scherzare e ridere di se stessi, e di noi.

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