SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota del capogruppo consigliare del Partito Democratico Claudio Benigni.

Le notizie che si sono rincorse sui quotidiani riguardo alla Fondazione Carisap, ed in particolare le domande che mi hanno rivolto di recente amici e conoscenti, mi hanno convinto del fatto che un difetto di comunicazione probabilmente c’è stato, e che sia necessario chiarire i fatti ai cittadini sambenedettesi, i quali leggono stupiti di spostamenti di decine di milioni come fossero bruscolini in un momento economico così difficile per il nostro territorio.
La Fondazione Carisap non ha mai elargito, né ha l’intenzione di elargire al Comune di San Benedetto del Tronto un contributo monetario di 10 0 20 milioni di euro che sia, lasciando all’Amministrazione la libertà di scegliere come spenderlo, ovvero per realizzare un museo, un acquario, un tempio della musica, l’arredo del lungomare, la bretella collinare, case economico-popolari o quant’ altro.
Nulla di tutto ciò. La Fondazione si è detta disposta, qualora il Comune gli ceda la proprietà di un terreno, a stipulare un mutuo per costruire sulla predetta area un immobile ad alta valenza architettonica che, oltre ad essere una sede della Fondazione, abbia anche una funzione pubblica. Sulla possibile funzione di questo fabbricato, al di là di quel che si dice, il potere decisionale del Comune di San Benedetto del Tronto sembra davvero costretto. Insomma, forse un auditorium, forse una sala della musica, e poco più le destinazioni “imposte” o non escluse dalla Fondazione, ma sempre e comunque un immobile, seppur di pregio.
Ciò andava detto a scanso di equivoci, e se poi qualcheduno avesse il potere di intercedere sui propositi della Fondazione per favorire un cambio di destinazione (che possa dare risposte più vicine ai cittadini che non arrivano alla fine del mese) personalmente ne sarei felicissimo e, con me, credo tanti altri. Ma ad oggi le cose non stanno così.
Ho letto anche di un probabile tentennamento del sindaco Gaspari sulla volontà di procedere nella realizzazione di questa grande opera, e sento di poter dire senza timore di smentita che il primo cittadino, sin dal primo giorno, non ha mai smesso di credere nella bontà di questo progetto ritenendolo una assoluta opportunità per la nostra città, e che non ha mai nutrito dubbi sulla onestà intellettuale della Fondazione ed in particolare del suo presidente Marini Marini.
Con riguardo infine al comunicato ultimo della Fondazione, sorvolando sulla imperscrutabile ma legittima decisione di creare una ripartizione dell’investimento, una sorta di imbarazzante dualismo tra i Comuni di Grottammare e San Benedetto i quali, insistendo sullo stesso territorio, avrebbero a mio avviso meritato un’unica opera dalla effettiva valenza nazionale con un investimento adeguato di 20 milioni di euro (e non due opere minoritarie da dieci milioni cadauna), colgo l’occasione per rivolgere una ulteriore domanda, a titolo personale e non come capogruppo del Pd, al Presidente Marini Marini.
Allo stato delle cose, sembra difficile da comprendere l’ultima delle condizioni poste dalla Fondazione, ovvero quella che una volta esplicate dal Comune tutte le procedure amministrative tese all’acquisizione dell’area da donare, la Fondazione possa comunque ritirarsi dal Progetto, qualora l’architetto Tschumi decida di rinunciarvi per una qualsiasi ragione. Sul punto mi pare opportuna una maggiore chiarezza, perché non credo che la Fondazione intendesse davvero impegnare il Comune in un lungo e complesso iter burocratico per poi solo alla fine comunicargli il disinteresse dell’architetto e dunque la chiusura della proposta, senza cercare un designer suppletivo che sia all’altezza dell’impegno.
Anche se sarei portato ad escluderlo, temo che questa conditio, allorché confermata, possa davvero creare dubbi legittimi nella cittadinanza tutta.

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