SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riportiamo una lettera a noi inviata da Pietro Paolo Menzietti.
Sono oltre due anni che si discute su una “grande opera” da 10 milioni di euro finanziata dalla Fondazione Carisap: con ultimatum efficientistici seguiti da puntuali sconsolate proroghe. La decisone della Fondazione risale all’ottobre 2007, e ora la nuova scadenza improrogabile per l’atto di cessione dell’area è stata fissata al 31 dicembre 2010!

Il 19 dicembre 2009 si riunisce il Comitato d’indirizzo della Fondazione e… colpo di scena: non 10 ma 20 milioni di euro e forse anche di più, sempre per la “grande opera”!

Due organismi collegiali di grande rilevanza istituzionale come il consiglio comunale di San Benedetto, massimo organo di rappresentanza democratica, e il Comitato d’indirizzo della Fondazione Carisap, espressione dell’intellighenzia del Piceno, si riuniscono ripetutamente e continuano a discutere di investimenti di decine di milioni di euro, e di conseguenza di varianti da fare al Piano Regolatore, di aree vincolate da trasformare in edificabili per… per “una grande opera”!

Suvvia, ma non si sembra una situazione abbastanza ridicola?

Possibile che a nessuno di due organismi collegiali di grande rilievo e prestigio sia venuto in mente di alzare il ditino e dire: «Scusatemi, ma per fare che cosa! Nella situazione difficile che stiamo attraversando e che ci angustierà ancora per anni, continuiamo a discutere di rilevanti investimenti senza sapere a che cosa servono?»

E nel mezzo di questa stucchevole diatriba, è toccato ad un parroco di “campagna”, Don Pio, dal pulpito della sua chiesa, alzare la voce e ammonire: una “grande opera” è dare la casa a chi non ce la!

Bravo don Pio! Quando il potere inizia a muovere le sue pedine tutti diventiamo più timorosi, tu ci hai dato una lezione di coraggio e spontaneità.

Quella di don Pio è l’unica proposta possibile? Forse no, ma non è certo peregrina visto che sul tema delle “case popolari” si è cimentato anche Le Corbusier. Può farlo anche l’architetto Tschumi innovando il pensiero dell’abitare e cancellando la vergogna della cultura dei vari Iacp e sigle seguenti. L’amministrazione di San Benedetto rispetti l’impegno assunto con il “Programma di mandato” di realizzare una nuova “167” per l’edilizia economica e popolare e la metta a disposizione della Fondazione Carisap.

Possono esserci anche altre proposte parimenti importanti. Certamente. A San Benedetto e nel Piceno ci sono aree sociali, forze culturali, ingegni intellettuali, in grado di farle. L’importante è che le facciano, che non subiscano una deriva che, di fatto, già ci sta coinvolgendo.

Avanzare proposte, aprire una discussione pubblica, significa collaborare con la Fondazione Carisap perché “la grande opera” incominci ad avere un senso liberando la stessa Fondazione dalla situazione imbarazzante in cui si è cacciata, come pure costituisce un contributo al professor Tschumi che poi saprà trarne le indicazioni più opportune con la sua sensibilità di intellettuale e di architetto. Infine l’apertura di una discussione su che cosa sia questa “grande opera”, in concreto, per gli interessi della città e del territorio, potrà aiutare il Comune ad abbandonare una linea pasticciata e inconcludente, per trovare soluzioni realistiche che rendano possibile un investimento di grande rilevanza: 20 milioni di euro.

L’insegnamento di Don Pio sarà seguito da molti o sarà lasciato solo come “predicatore nel deserto?”

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