SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Eredità Ottaviani, Bruno Gabrielli (Pdl) chiede al sindaco Gaspari di attivarsi visto che ci potrebbero essere delle possibilità che il ricco lascito testamentario dell’avvocato grottammarese possa diventare proprietà del Comune di San Benedetto. Terreni e immobili che secondo alcune stime non ufficiali avrebbero valore milionario.
L’esponente dell’opposizione ha presentato una interrogazione a risposta scritta con la quale ripercorre i termini dell’annosa vicenda, cita l’attuale operato della Procura della Repubblica di Fermo in relazione alle presunte violazioni delle volontà testamentarie che sarebbero state commesse dall’amministrazione comunale di Grottammare negli anni ’90, chiede notizie sul responso dato dal Comune grottammarese alla richiesta ufficiale di accesso agli atti che nel luglio 2005 fece l’allora sindaco Domenico Martinelli.

«Di questa vicenda non mi interessano i risvolti giudiziari, che peraltro non conosco fino in fondo. Mi interessa però l’aspetto patrimoniale, e il potenziale beneficio che ne potrebbe trarre il Comune di San Benedetto», afferma Gabrielli.

«Ho appreso gli ultimi sviluppi della vicenda tramite la stampa. Anche se vi fosse solo una possibilità per cui il Comune di San Benedetto potrebbe entrare in possesso della cospicua eredità, bisogna attivarsi per verificarla».

Gli ultimi sviluppi che cita Gabrielli sono gli approfondimenti messi in atto dalla Procura di Fermo. Il sostituto procuratore Raffaele Iannella dispone di una relazione da parte della sua consulente tecnica Marina Diomedi in cui la tesi della presunta violazione del testamento Ottaviani è esposta con sicurezza.

La Diomedi afferma che «negli atti di violazione delle disposizioni testamentarie accertati possono ravvisarsi responsabilità a carico dell’amministrazione comunale pro-tempore di Grottammare e del consiglio di amministrazione pro-tempore dell’Istituzione Povera Costante Maria quali esecutori testamentari designati, in quanto in violazione delle volontà testamentarie del signor Giuseppe Ottaviani non hanno provveduto a sciogliere l’Istituzione Povera Costante Maria, con conseguente passaggio dell’intero patrimonio al Comune di San Benedetto del Tronto, erede indicato nel testamento, essendo venuto a mancare lo scopo stabilito dal testatore».

Secondo la Procura, la presunta irregolarità commessa fu quella modifica dello Statuto dell’Istituzione operata nel 1999 «al fine di mantenere in vita l’Istituzione Povera Costante Maria con la veste giuridica di Ipab (Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza) con conseguente diretto controllo da parte del Comune di Grottammare sulla Istituzione stessa e sul suo patrimonio».

Il reato che ipotizza la Procura a carico dell’allora sindaco Massimo Rossi, dei suoi consiglieri comunali e degli amministratori dell’ente benefico è l’abuso d’ufficio, ma il tempo passato e la prescrizione nel frattempo intervenuta faranno sì che non ci sarà alcun rinvio a giudizio.

Oltre alla modifica dello Statuto, un’altra presunta violazione delle volontà testamentarie sarebbero gli espropri immobiliari fatti dal Comune di Grottammare nei confronti di alcuni terreni di proprietà dell’Istituzione. Espropri fatti per pubblica utilità, come quello per entrare in possesso dell’attuale palazzo dell’anagrafe comunale, e poi espropri di terreni sulla Valtesino e in via 25 Aprile.

Sul piano penale, dunque, tutto è destinato ad essere comunque archiviato presto per via della prescrizione. Però il Comune di San Benedetto potrebbe richiedere l’accertamento di eventuali responsabilità per aver subito dei danni patrimoniali. Inoltre ci sono anche degli esposti alla Corte dei Conti che devono ancora essere vagliati, come quello presentato dal cittadino sambenedettese Aldo Verdecchia nel 2007.

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