SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Con la certezza di compiere cosa gradita a tutti i lettori e a quanti vorranno condividerla, pubblichiamo una lettera inviata ad una amica italiana da don Ciprian Acek, parroco del villaggio di Atanga (nord Uganda), ricordando che sabato prossimo l’associazione Casa della Speranza raccoglierà dei fondi di solidarietà in una “Cena Povera” (leggi qui). Riportiamo la lettera integrale, fatte salve alcune piccole correzioni.

Carissimi amici, spero che siate in buona salute mentre vi scrivo questo messaggio! Come sempre, ho pensato di condividere con voi qualcosa di queste parti. Qui in Atanga stiamo bene: la Linda (la perpetua, ndr), il medico Denis (ndr: un giovane ragazzo che ha iniziato a lavorare grazie al sostegno dell’associazione Casa della Speranza), don Patrick ed io stiamo bene. Anche i parrocchiani, direi, che stanno bene! Sarebbe bello pensare che i ribelli sono stati sconfitti, purtroppo però ci sono ancora, anche se molto lontani… Questi ribelli ugandesi adesso si sono spostati in Congo, nella Repubblica Centrafricana e nel sud del Sudan, e lì continuano a minacciare le popolazioni di queste zone: la settimana scorsa hanno ucciso un paio di persone in chiesa nella Repubblica Centrafricana! E i rapimenti dei bambini e le uccisioni continuano in quei paesi.
Invece qui da noi, il nostro governo ha promulgato l’ultimatum che si devono abbandonare i campi profughi prima della fine di marzo! (ndr: a causa della guerriglia civile gli ugandesi del nord furono spostati dalle loro terre d’origine e concentrati in campi profughi sovraffollati, con conseguente sradicamento rispetto alle zone d’origine). Hanno cominciato a distruggere le capanne nei campi! Adesso la popolazione è molto impegnata a costruire le capanne nei loro villaggi di origine: lì possono realizzare le capanne distanti le une dalle altre, non così vicine come erano nei campi. Le famiglie si ritrovano attorno al fuoco la sera: la cosa più bella è che stanno preparando la terra per le coltivazioni! (ndr: a seguito degli sfollamenti moltissimi hanno abbandonato la coltivazione dei campi).
Tutto è cambiato! Anche la pioggia che di solito veniva verso aprile, stavolta è venuta molto prima, già alla fine di febbraio: il dubbio adesso è grande, non si sa se la stagione di pioggia c’è già o no, c’è chi aspetta la vera stagione ancora e chi già ha cominciato a seminare. C’è grande confusione, le previsioni del meteo non servono più a niente!
D’altra parte, i politici hanno cominciato a girare per pescare i voti: l’anno prossimo ci saranno le elezioni per il presidente e per i membri dei parlamenti: il presidente attuale è un militare, che vuole ancora guidare l’Uganda, non vuole perdere il potere, insomma è quasi un dittatore. Di solito lui usa i militari per intimidire la gente: la mia preghiera è che il buon Dio ci aiuti a far sì che nessuno usi il fucile, nemmeno a sentirlo sparare…
Il nostro cammino quaresimale è fondato sui cinque passi: il primo è il rinnovamento della fede e della fiducia. La guerra ha rovinato tutto, anche la fede/fiducia. Tanti hanno perso i bambini, i loro innamorati, le case, e tante altre cose. «Dio, dove sei? Dove eri quando sono accadute a noi queste brutte cose?» chiedono tante persone. «Perché? Perché mia figlia o mio figlio sono stati rapiti dai ribelli? E così via… Ventitré anni di sofferenza sono tanti: allora, adesso che hanno cominciato ad essere liberi i rischi sono tanti. Non si ha fiducia in Dio con le mani vuote, e non si vuole avere niente a che fare con Dio. Si deve fare qualcosa di concreto, oltre le messe domenicali, si vuole la presenza di un sacerdote ogni giorno, si devono visitare le scuole per il catechismo, si deve attendere chi ha bisogno di consigli e di una direzione spirituale.
Senza dimenticare la salute: la medicheria deve essere aperta per le cure alle malattie del corpo. Le malattie più diffuse sono la malaria, la tosse, mal di stomaco, i dolori muscolari soprattutto delle donne (ndr: a causa dei pesi che trasportano sulla testa fin dalla giovanissima età), l’Aids, l’epilessia, traumi, irritazioni agli occhi.
L’educazione per la civiltà: le conseguenze dei 23 anni di guerra sono molto chiare guardando i bambini: come si può aiutare un bambino in più di 20 scuole nella parrocchia a vivere civilmente rispettandosi l’un l’altro e l’ambiente?
L’attività economica: si deve essere liberi, la povertà è un peccato. Nei campi profughi le Nazioni Unite distribuivano da mangiare, adesso invece si deve coltivare da sé senza aspettare gli aiuti, e non è facile far capire questo alla gente.
Il quinto pilastro del nostro cammino quaresimale: giustizia e pace. Abbiamo bisogno di giustizia per abitare in pace, la guerra sembra finita ma la popolazione è rimasta agitata: quanti litigi! I mariti maltrattano e malmenano le moglie, altri che lasciano i maiali, le mucche e le capre a girare per i villaggi e distruggere ciò che altri stanno coltivando… Altri problemi sono quelli delle bambine madri, l’alcolismo, i troppi furti (due settimane fa hanno rubato la batteria del nostro trattore), la povertà.
Come dice il profeta Isaia: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra immonde io sono, e in mezzo a un popolo dalle labbra immonde io abito…» (Isaia 6:6)
Serve tanto l’aiuto di Dio a vivere in questa situazione: stiamo vicini nelle preghiere durante questa Quaresima. Io vi penso sempre nelle mie preghiere. Il Buon Dio vi aiuta. Pace e bene e buona Pasqua a tutti voi!
Don Ciprian

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