SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un salasso per le casse del Comune: 650mila euro che dovranno essere pagate  alla funzionaria Maria Grazia Villa, direttrice del Mercato Ittico comunale all’ingrosso. Il motivo? Il mancato riconoscimento nel corso degli anni di uno stipendio da funzionario apicale. Soldi non corrisposti dal Comune e che si sono accumulati fino a giungere alla cifra di un miliardo e duecento milioni di vecchie lire, passando attraverso tre sindaci diversi.
Lo stabilisce la sentenza numero 931 del Consiglio di Stato pubblicata il 18 febbraio scorso al termine di un lungo contenzioso legale e di numerose pronunce della giustizia amministrativa.

La Villa, difesa dall’avvocato Jacopo Severo Bartolomei, dal 1995 reclamò la piena equiparazione del proprio stipendio di dipendente comunale a quello che viene corrisposto ai funzionari apicali, cioè ai dirigenti comunali di prima categoria, in base al regolamento della Regione Marche riferito ai Mercati all’ingrosso di grande rilevanza. Nel 1997, spiega l’avvocato Bartolomei, il Tar Marche annullò la delibera consiliare che modificava in senso peggiorativo quel regolamento. Nel 2003 poi il Comune diede parziale esecuzione a quella sentenza, erogando un assegno ad personam alla Villa. Ma la funzionaria non ebbe soddisfazione, dice il suo avvocato, sentendosi ancora penalizzata visto che il suo stipendio era equiparato a quello dei cosiddetti “dirigenti di staff” che perlopiù hanno il contratto di lavoro a tempo determinato. Poi il Consiglio di Stato stabilì che il Comune doveva alla direttice del Mercato Ittico sia le indennità di posizione che quelle di risultato. Stipendio fisso e “premi di produttività”, dunque, nella stessa misura in cui questo viene messo in pratica per i dirigenti apicali.

Nel 2009 un’altra sentenza del Tar Marche ordinò al Comune di dare esecuzione integrale a quanto stabilito nei precedenti pronunciamenti della giustizia amministrativa.

Da Viale De Gasperi però ci fu una ulteriore resistenza. Alla funzionaria Maria Grazia Villa venne corrisposta solo la retribuzione di posizione. Nulla da fare per l’indennità di risultato. Ma poi i giudici tornano a dare ragione alla direttrice del Mercato Ittico, visto che il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello proposto dal Comune.

Secondo Bartolomei, «se nel 2003 la spesa complessiva per il bilancio comunale si sarebbe aggirata intorno ai 100mila euro, ora è lievitata a dismisura».

Indubbiamente una mazzata per le casse comunali.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.190 volte, 1 oggi)