GROTTAMMARE – Secondo le considerazioni riportate durante il convegno sul punteruolo rosso (tenuosi a fine gennaio a Sanremo) nella relazione di Giuseppe La Manna il problema a Palermo si è presentato a metà del 2005, con le prime segnalazioni nel marzo del 2006. Fin da subito hanno abbattuto e distrutto le palme infette e sembrava che la situazione fosse sotto controllo. Nel settembre dello stesso anno l’infestazione si è invece propagata a macchia d’olio. Il Servizio Fitosanitario Regionale e il Comune di Palermo si sono così impegnati con un intervento maggiore che ha visto il taglio e lo smaltimento anche in proprietà privata, ed abbattendo circa 100 esemplari.«Tale situazione – si legge nel documento – porta a ritenere che un attento monitoraggio e l’immediato abbattimento delle palme infestate, anche se non di facile applicazione, può contenere l’espandersi dell’infestazione, come è avvenuto, almeno nei primi due anni, nella parte settentrionale della città di Palermo».

Le attività svolte dal Comune sono state il monitoraggio delle palme infestate e successivo abbattimento e triturazione in loco del materiale infestato o risanamento meccanico tramite la dendrochirurgia, dove il presupposto fondamentale per l’applicazione del risanamento meccanico è l’individuazione precoce dell’infestazione: «Un intervento ben eseguito garantisce l’eliminazione di tutti gli stadi del punteruolo. Circa il 90% delle palme così trattate hanno mostrato evidenti segni di ripresa». Putroppo però «Considerato che, le palme trattate con la dendrochirurgia possono comunque essere nuovamente infestate e che le ampie superfici di taglio emettono sostanze volatili che attraggono gli adulti di punteruolo, si è verificato che circa il novanta percento delle palme così recuperate è stata nuovamente infestata ed eliminata con l’abbattimento. Per tali motivi questa tecnica viene attualmente usata solo per il recupero di palme di particolare valore storico-paesaggistico».

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