SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alle 10 di lunedì mattina erano già lì, come promesso. Gli “abusivi” dell’Agraria si sono recati in Municipio per incontrare Giovanni Gaspari. Un faccia a faccia con quattro delle sei famiglie occupanti, durato quasi quarantacinque minuti, nei quali il sindaco «pur comprendendo le difficoltà ed il loro dramma umano», ha ribadito «l’impossibilità di tollerare atti di forza e prepotenza».«Il mio primo compito – continua il primo cittadino – è quello di garantire il rispetto della legge. La nostra intenzione è comunque di restituire dignità a queste persone. Magari accompagnandoli per un periodo di tempo, di tre-quattro mesi, nel quale potranno cercare un nuovo lavoro ed un’altra sistemazione. Ma non offriremo assistenzialismo a vita».

Gaspari sottolinea poi come «alcune persone, non essendo sambenedettesi, dovranno tornare nei comuni di provenienza, che di conseguenza avranno il compito di occuparsi dei rispettivi casi».

Gli “irregolari”, dal canto loro, si ritengono soddisfatti del colloquio avuto col primo cittadino. «Si è calato nei nostri panni e si è impegnato a giungere ad una soluzione. E’ stato comprensivo e disponibile». Miele a cui però fa seguito un avvertimento: «Il rinvio non risolve il problema. Fra qualche mese la nostra protesta riscoppierà, ancora più forte».

Secondo Antonella, single con due figli piccoli sulle spalle, si tratterebbe di una pausa strategica «in vista delle elezioni regionali. Sappiamo di essere nel torto. Non siamo fieri di cosa sta accadendo, ma siamo brava gente e il Comune conosce le nostre difficoltà da oltre un anno».

La rabbia degli abusivi si sposta infine su un’altra annosa realtà: quella dell’immigrazione. Qualcuno denuncia il fatto di aver visto assegnato ad una coppia tunisina, con solo un bambino a carico, un appartamento con ben quattro vani. «Tutelano più loro che noi, che in certi casi all’Agraria ci siamo addirittura nati».

Contestazioni che a loro avviso sarebbero state ripetutamente bollate come razziste, portando di conseguenza all’attuale mobilitazione: «L’atteggiamento buonista di certi politici è diventato un boomerang per noi. Se fossimo nati in Tunisia, Albania o Marocco, avremmo il trattamento che loro ricevono qui? Le istituzioni a chi darebbero la precedenza? Il 75% delle case popolari della zona Peep Santissima Annunziata è stato concesso a loro».

«Luoghi comuni – replica Gaspari – che non sono supportati da dati oggettivi. In ogni caso, un immigrato regolare che paga le tasse ha gli stessi identici diritti di un cittadino italiano».

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