SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il suo nome circolò molto nei resoconti giornalistici dell’inchiesta della Procura di Napoli sul presunto “sistema Romeo”, dal nome dell’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo titolare di appalti pubblici multimilionari. In merito ai rapporti di Romeo con la politica, fra le intercettazioni che i magistrati avevano in mano c’erano anche quelle con Renzo Lusetti e Italo Bocchino, esponenti Pd e Pdl.

Lusetti, nel gennaio scorso passato all’Udc, venerdì mattina era a San Benedetto per una iniziativa elettorale dei centristi in vista delle regionali.

Rivieraoggi.it gli ha chiesto conto degli sviluppi della vicenda con riguardo alla sua posizione, visto che il 17 dicembre 2008 venne raggiunto da un avviso di garanzia. L’accusa nei confronti suoi e di Bocchino fu associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Secondo i magistrati napoletani Alfredo Romeo avrebbe ricevuto «l’illecito sostegno» di Lusetti per la realizzazione di appalti sia a Napoli che a Roma

«Non sono mai stato rinviato a giudizio – afferma Lusetti – il gip non si è mai espresso sulla richiesta dei pm. D’altronde a mio carico c’erano solo due telefonate piuttosto ambigue da usare come fonti di prova. Sono totalmente tranquillo. Può succedere che il testo di una telefonata una volta trascritto comunichi dei significati totalmente distorti rispetto al senso reale della conversazione. Vi invito a trascrivere i testi delle vostre telefonate, e poi rileggerli. Stentereste a riconoscervi».

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