Da Riviera Oggi numero 812 in edicola

CUPRA MARITTIMA – Si chiamava Mlog ed era il blog che dal 2005 al 2008 si impegnò nel raccontare la vita, presente e passata, di Massignano. Fondato da Massimo Romani, inizialmente poteva contare solo su due collaboratori, mentre, arrivati al 2008, gli autori sono diventati 17. Ha avuto circa 164 mila contatti e 512 pagine visitate. Gli articoli pubblicati sono stati 800 mentrei commenti circa 10 mila. Ricordiamo che Massignano conta circa 1.700 abitanti, parla da sé quindi il successo e la potenza di questo mezzo di comunicazione. Nel 2008 però il blog è stato chiuso. A distanza di due anni cerchiamo di scoprire dallo stesso Romani se il blog tornerà ad essere il mezzo di informazione preferito dai massignanesi.

Come è nata l’esigenza di dare vita a questo blog?
«Prima di Mlog Massignano non era presente sul web. Inizialmente era nato come strumento di confronto, di discussione su quello che succedeva nel paese, e naturalmente di recupero dei valori del territorio».

Quali erano le differenze tra il vostro blog e gli altri mezzi di informazione?
«Innanzitutto non era una testata giornalistica, voleva sì informare ma i nostri collaboratori non erano giornalisti. Era uno strumento diretto, verace, riportava tutto ciò che succedeva in paese. Inoltre, l’elemento caratterizzante, era la forte interazione tra chi scriveva e chi leggeva, per via della possibilità di commentare. Volevamo avvicinare i cittadini alla vita di Massignano attraverso una forma di web collaborativo».

C’erano collegamenti o collaborazioni con il Comune?
«In quel periodo io ero consigliere di opposizione e nonostante le ripetute sollecitazioni non siamo mai riusciti a coinvolgere l’amministrazione o la Pro Loco che anzi, ci hanno osteggiato: invitavamo il Comune a pubblicare le delibere su Mlog, poiché i cittadini preferivano visitare Mlog piuttosto che il sito del Comune, invece i consiglieri Comunali si sono sempre rifiutati. L’unico modo per i massignanesi di venire a conoscenza di ciò che veniva detto in Consiglio Comunale era attraverso la pubblicazione dei nostri interventi. Mllog poteva anche diventare uno strumento di promozione turistica del territorio, invece questo messaggio non è stato recepito».

Chi erano i voostri lettori?
«Cittadini di tutte le età. Gli anziani che non sapevano usare il computer si facevano aiutare dai figli o dai nipoti e lasciavo anche loro dei commenti. Venivamo letti anche da massignanesi che abitavano fuori regione e fuori Italia».

Avete mai cercato finanziamenti?
«No perchè non ne avevamo bisogno. Per noi era un hobby, il dominio lo pagavamo noi e basta. Una volta mi è stato proposto di pubblicare un banner pubblicitario, ma pur di rimanere liberi abbiamo rifiutato».

Chi poteva scrivere nel vostro blog?
«Chiunque. Bastava avere la voglia di raccontare i fatti ed esprimersi. Tra i nostri collaboratori c’era anche un frate dell’Abbazia di Fiastra, padre Benedetto, che scriveva delle riflessioni sulle letture domenicali».

Quali erano gli argomenti trattati?
«Tutto ciò che può interessare la vita della comunità. Dallo sport alla cultura, dalle feste paesane alla sezione fotografie, che era tra le più amate. Sul blog infatti venivano pubblicate cartoline e foto antiche che raccontavano la storia del paese. Molte di queste sarebbero andate perse o rimaste nel fondo di un cassetto. In questo modo invece venivano apprezzate sia dai giovani e dagli anziani che in quelle foto ci si rivedevano e tornavano ai ricordi di un tempo».

Invece quale è stato l’argomento che ha suscitato più polemiche?
«Sicuramente i post che trattavano di politica, anche per via dei commenti che ne scaturivano».

Perchè Mlog è stato chiuso?Chi l’ha deciso?
«L’ho chiuso io, durante il giorno del mio compleanno, e i motivi sono stati diversi. Il Comune e molte associazioni non lo vedevano di buon occhio, forse veniva temuto. Il blog in affetti era uno strumento di confronto democratico e non è stato apprezzato da tutti. Molti hanno abusato della possibilità di commentare, esagerando, usandolo male, e questo mi ha davvero deluso al punto di portarmi verso la decisione. Ultimamente la situazione era diventata insostenibile: gran parte del mio tempo, più che a pubblicare nuovi articoli, era dedicato al tamponare gli accanimenti manifestati dai commenti».

Come hanno reagito utenti e collaboratori?
«È stato difficile da far accettare. Per tutto questo tempo ho ricevuto e ricevo ancora telefonate ed e-mail di persone che mi chiedono di ricominciare e riaprire il blog. È una piazza virtuale che manca molto a tutti».

Pensi di riportare in vita Mlog?
«Non lo so. Se verrà riaperto stabiliremo meglio la modalità di pubblicazione dei commenti».

Rifaresti questa esperienza?Cosa cambieresti?
«Certo. Cercherei però di coinvolgere più direttamente i collaboratori, il Comune e le associazioni, magari definendo delle regole più precise. L’utilizzo di questo strumento è stata una scoperta anche per me. È servito indubbiamente a far discutere sulle problematiche di Massignano, a creare partecipazione e un tipo di informazione di cui si sentiva il bisogno. Non sempre le notizie che leggiamo sui giornali sono veritiere, invece mezzi come questo sono più genuini, sono lo specchio di un paese».

Vantaggi e gli svantaggi di un’informazione che parte dal basso…
«Per quello che riguarda Mlog, posso affermare che si trattava di uno strumento non filtrato e dove tutti i collaboratori sono messi sullo stesso piano. In questo modo si va però incontro all’incomprensione ed al tentativo di venire affossati».

Mlog manca davvero ai lettori, ecco infatti qualche riga tratta da una lettera inviata a Massimo Romani nei giorni scorsi e che può benissimo rappresentare il pensiero di tanti: «Per quelli che come me non stanno a Masignà il blog è una sorta di ritorno al cordone ombelicale. Spesso è stato un punto di incontro, di confronto e di scontro. Per me è stata una sorpresa perché per tanti anni ho detestato Masignà, ora che non ci vivo più, attraverso il blog mi sento legato a questa realtà. Quasi come se guardando con il cannocchiale cercassi di scrutare, controllare e capire quello che succede lontano. È come il mare, finché ci vivi vicino nemmeno ti rendi conto che c’è, ma se vai vivere lontano ti manca».

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