ASCOLI PICENO – E’ stato arrestato nella giornata di martedì l’uomo che secondo le indagini è il responsabile di alcuni messaggi intimidatori inviati al Tribunale di Ascoli e ad alcuni privati tramite sms e fax da una cabina telefonica pubblica nei pressi di Ancona. Il reato ipotizzato a carico di G.O., un operaio di 49 anni residente nell’ascolano ma di origini abruzzesi, è di procurato allarme. Le indagini sono scattate dopo che il 20 gennaio scorso un fax recapitato al Tribunale di Ascoli recitava: “alle 14 in punto una bomba a orologeria esploderà nell’ala est del tribunale”. Dopo aver provveduto ad evacuare l’edificio gli uomini della Digos coordinati dal procuratore capo Michele Renzo e dal sostituto procuratore Carmine Pirozzoli hanno dato avvio alle indagini.

E’ stato così escluso un collegamento con la microcriminalità organizzata, inizialmente tenuto in piedi dopo l’attentato al Tribunale di Reggio Calabria del 3 gennaio scorso.

Le indagini, come ha spiegato il capo della Digos Ciro Re, hanno subito dimostrato che il fax era stato inviato da una delle numerose cabine telefoniche abilitate a offrire questo tipo di servizio. Il numero dell’emittente ha permesso di circoscrivere la zona di Ancona ma non di individuare la cabina.

Sono stati fatti appostamenti ed effettuate riprese video nelle vicinanze delle cabine dove il responsabile avrebbe potuto recarsi per inviare nuovamente messaggi.

La svolta delle indagini però si è avuta con la decodificazione dei codici della scheda utilizzata per inviare il fax al Tribunale. La cabina dalla quale venivano mandati i messaggi era quella della stazione di servizio dell’Autostrada A14 Conero Est.

Nonostante la scheda fosse utilizzata soltanto per questo genere di attività, si è riusciti ugualmente a monitorare capillarmente il traffico telefonico verso altri 2 utenti oggetto di minacce.

A quel punto sono state ascoltate le persone coinvolte ed è stato così possibile risalire al soggetto che queste avevano in comune, il quale si è mostrato sorpreso all’arrivo degli uomini della Digos ai quali ha testualmente chiesto: “Come avete fatto a beccarmi?”

I motivi alla base di queste azioni sarebbero stati alcune sentenze che lo riguardavano. Nel caso del Tribunale i destinatari delle minacce erano alcuni giudici il cui comportamento non aveva soddisfatto O.G, nell’altro caso erano soggetti privati che avevano con lui contenziosi ancora aperti.

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