ASCOLI PICENO – Il nuovo Prefetto di Ascoli Pasquale Minunni ci accoglie con disponibilità e gentilezza, la gentilezza che contraddistingue gli abitanti della città in cui è cresciuto, L’Aquila, e quelli della città da cui proviene, Vercelli. Proprio sull’esperienza in Piemonte il nuovo Prefetto di Ascoli vuole dire subito qualcosa.

«E’ stato un periodo molto bello quello che ho vissuto a Vercelli e per questo colgo anche ora l’occasione di ringraziare i cittadini e sottolineare il rapporto di reciproco rispetto che ha contraddistinto i miei anni passati a contatto con loro. Anche per questioni storiche che stanno alla base della propria cultura, hanno un forte senso delle istituzioni».

Qui nel Piceno ha trovato la stesso sentimento? Che impatto ha avuto?
«Favorevole e positivo. Devo dire che Ascoli è una città molto accogliente, come tutti i cittadini del Piceno. Ero già stato qui altre volte come turista; questo fa capire che apprezzo molto il territorio».

Che bilancio può fare di queste prime settimane da Prefetto di Ascoli?
«E’ ancora presto per fare un bilancio. Al momento alcune problematiche sono relative alla divisione della Provincia: attualmente io sono Prefetto anche di Fermo, anche se di alcune cose si occupa la dottoressa Zarrilli».

Chi l’ha preceduta ha avuto spesso a che fare con diverse manifestazioni di protesta degli operai. E’ attualmente la problematica maggiore del terriorio?
«Si, è una tematica delicata di cui ero già a conoscenza e che è diffusa in molte parti d’Italia anche se qui con effetti maggiori. Ho incontrato diverse volte le istituzioni locali. L’impressione che ho avuto è che abbiano fatto e stiano facendo molto per cercare di risolvere i problemi dei lavoratori, quanto meno nel cercare di attenuare gli effetti della crisi».

Quali sono le altre situazioni che vanno contrastate?
«Lavoro nero e usura. Ho fatto i miei complimenti al commissariato che nei giorni scorsi ha portato a termine con successo un blitz nel fermano. Su fronte della lotta all’usura invito le associazioni e i soggetti coinvolti a collaborare con le forze di polizia per aiutarle a fare al meglio il proprio lavoro».
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Un altro problema potrebbe essere quello dei giovani e della droga. Lei sarà venuto a conoscenza di fatti che hanno riguardato segmenti di popolazione giovanissima e che hanno richiamato l’attenzione delle cronache nazionali.
«Preferisco riservarmi un approfondimento su questo problema, per valutarne la reale entità. Certo, quello della diffusione della droga tra i giovani è un problema che non dovrebbe neppure esistere, però ancora non credo che sia una situazione così grave rispetto ad altri territori, o meglio, ancora aspetto di approfondire la questione. In ogni caso sono situazioni in cui non bastano le forze di polizia e che non vanno risolte con la repressione ma con la sinergia tra istituzioni, associazioni e famiglie».

Sul fronte della criminalità Ascoli è stata spesso definita un’isola felice. Pensa che si possa essere tranquilli?
«Sicuramente è un territorio più fortunato di altri. Ma non bisogna mai abbassare la guardia, anzi. Bisogna far capire che se ci dovessero essere dei focolari siamo subito pronti a spegnerli; o se qualcuno prova ad infiltrarsi con mezzi illeciti siamo pronti ad intervenire duramente, proprio per salvaguardare il lieto vivere che c’è tra i cittadini. Il fatto che è stato catturato un boss mafioso nel territorio non significa che siamo in terra di mafia, ma vuol dire che siamo attenti, e siamo alla ricerca continua di quelli che sono segnali poco tranquilli».

Quali sono gli aspetti a cui tiene maggiormente e su cui baserà il proprio mandato?
«Mi riservo di dedicarmi alla conoscenza e allo studio del territorio e delle sue problematiche. Il ruolo del Prefetto è quello di garantire l’ordine, la sicurezza, la protezione civile e favorire le condizioni che determinano la migliore coesione sociale, e questo si ottiene mettendosi in discussione e coinvolgendo quelle che sono le espressioni della società nei momenti di incontro e di partecipazione. Il senso della coesione si ottiene anche con la partecipazione, come ad esempio è avvenuto in occasione della Giornata della Memoria, quando ho voluto consegnare in pubblico le medaglie d’onore ai cittadini italiani internati e deportati nel lager. E’ bello che le persone vedano dei propri concittadini ricevere onorificenze o diplomi direttamente dalle mani del Prefetto; in quel caso, poi, ha assunto anche un valore di insegnamento e di monito per molti giovani, specie in un momento in cui si sentono fastidiosi e strani schiamazzi negazionisti».

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