SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La sua foto elettorale in camice bianco da lavoro (è primario all’ospedale civile) assieme all’assessore Leo Sestri candidato alle regionali una certa sensazione la fa.

Mario Narcisi, bastian contrario dell’amministrazione Gaspari, dissidente, punta spigolosa sui cuscini non certo morbidi sui quali è adagiata la tenuta di questa maggioranza. Assieme a Sestri, in un manifesto elettorale.

Ma non era lui, Narcisi, quello che avrebbe dovuto subire un “processo” politico da parte dei suoi stessi colleghi di partito, all’indomani delle sue eclatanti azioni di protesta? Far mancare il numero legale, lanciare critiche dure sulla stampa, fare interrogazioni di fuoco in consiglio comunale. Non male per uno dei due consiglieri comunali di un partito che manifesta appoggio al sindaco.

Narcisi e il Partito però vanno ancora d’accordo. Dubitiamo si possa dire lo stesso con Gaspari, viste anche le recenti posizioni di cui stiamo per darvi conto. Ma tant’è, i socialisti dicono di essere così. Aperti e dialettici, contestatori ma leali. Per dire: Federico Falaschetti, storico esponente socialista, fa il suo in bocca al lupo a Sestri così: «Facciamo l’opposizione anche all’assessore Sestri, perchè vogliamo da lui il massimo rendimento per la città. Gli siamo vicini ma lo bacchettiamo per fargli fare il meglio».
«Siamo un partito dove si possono e si debbono avere opinioni diverse», dice Narcisi a margine della presentazione del Leo Sestri candidato alle regionali. «Il mio senso di appartenenza non mi impedisce di essere critico verso una amministrazione comunale che non va bene. Facciamo un salto indietro e vedremo che le mie critiche erano fondate. Criticavo la passerella e il Piano Spiaggia di via San Giacomo, e poi lo hanno modificato proprio come dicevo io eliminando la passerella stessa. Chiedevo in tempi non sospetti il regolamento per l’occupazione del suolo pubblico, ma lo abbiamo fatto solo dopo l’intervento della Procura che ha sequestrato i gazebo dei bar».

E l’Udc che si avvicina alla maggioranza poteva non creare mal di pancia a un partito che sotto le bandiere della Rosa nel Pugno alle comunali del 2006 ottenne un dignitosissimo 7,2%? Certo che no. «Leggo di indiscrezioni sull’entrata in giunta di esponenti Udc, ma Gaspari – sostiene Narcisi con impeto dialettico – non può non tener conto del nostro peso. Far entrare l’Udc sarebbe una scappatoia troppo facile per evitare il confronto di idee, altro che campagna acquisti, qui il sindaco si deve confrontare con chi in maggioranza ci sta dal 2006».

Di non solo assessorati vive la politica. Sono in scadenza alcune nomine politiche in municipalizzate ed enti vari. Azienda Multiservizi, Asilo Merlini, per dire. Anche quelli sono posti che danno un certo qual potere, un certo qual consenso. Il partito li chiede esplicitamente, e come di regola non è il solo nell’agone politico cittadino.

GRANDE OPERA Non nuovo a pensieri eterodossi rispetto a un dibattito politico sul tema che in città è un po’ appiattito, tranne alcune eccezioni. Narcisi sulla Grande Opera della Fondazione Carisap la vede così: «Interpreto il sentire della gente, che si chiede se è possibile dare a un ente la zona più ambita della città senza sapere cosa vi sarà realizzato. Siamo noi che dobbiamo dire di cosa abbiamo bisogno. E invece sono due anni che siamo appesi, sempre subalterni. Le cose vengono pensate fuori, e noi ci arrovelliamo per realizzarle. Faranno un auditorium? C’è già il PalaRiviera…Qui serve un piano regolatore, e invece non si fa».

Getta acqua sul fuoco l’assessore Sestri: «Per dieci anni la città ha parlato dei Prusst, che erano l’esatto contrario di quello che crediamo noi. Lì erano i costruttori a dire come andavano costruite le ultime aree libere cittadine. Alla Fondazione, a cui siamo grati per l’investimento, chiediamo di recepire ciò che la città vuole in termini di spazi e di idee».

Il grande archistar Bernard Tschumi nel 2008 parlò di Ballarin (già, ancora si sperava di svincolarlo) come “generatore di cultura”. Per l’intanto la Grande Opera sta generando dibattiti e dialettica. Per esempio c’è anche chi come Federico Falaschetti propone alla Fondazione di investire in un grande parcheggio sotterraneo. «Sarebbe veramente un grande dono per la città e la Fondazione ne potrebbe avere anche un introito economico». Si potrà dir tutto di questa proposta ma non che il buon Falaschetti, da consigliere di amministrazione della Multiservizi, di parcheggi non se ne intenda.

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