Da Riviera Oggi numero 811

COSSIGNANO – Dopo aver vissuto in diverse zone dell’Inghilterra, sia nei pressi di Manchester che a Londra, hanno lasciato il lavoro, il loro paese di origine e si sono stabiliti a Cossignano. Sono Ruth Baldry e Steve Dawson, una coppia di inglesi di 38 e 45 anni. Insegnante di economia all’Università lei e scultore lui, da pochi mesi è arrivata in questa famiglia anche una bella novità: loro figlio Charlie. Siamo andati a Cossignano per farci raccontare la loro storia.

Da quanto tempo vivete a Cossignano?
«Abbiamo comprato la casa nell’aprile 2005, inizialmente per trascorrere le vacanze. La prima estate ci abbiamo vissuto circa 3 mesi perchè, facendo l’insegnante, avevo le ferie lunghe. Ci siamo innamorati subito dell’Italia, di Cossignano, del mare, delle colline. Già pensavamo che prima o poi ci saremo venuti a vivere. Volevamo da tempo andare ad abitare in campagna, ma in Inghilterra i prezzi erano troppo alti, acquistando questa casa abbiamo infatti speso molto di meno di quanto avremmo speso nel nostro paese».

Come mai la scelta è ricaduta proprio in questo posto, nel cuore del Piceno?
«È stato un caso. Prima, dato che io parlo un po’ anche francese, abbiamo cercato una casa per le vacanze in Francia, ma lì niente ci ha colpito. Poi ci siamo spostati in Italia perchè Steve la conosceva già. A farci scegliere Cossignano è stato un sito di un’agenzia immobiliare che mostrava foto bellissime di questa zona. Siamo stati prima una settimana ad Amadola, e poi siamo arrivati qua. Abbiamo girato per le campagne fino a abbiamo trovato questo rudere e lo abbiamo scelto».

Lasciare tutto e ricominciare qui in Italia è stata una scelta coraggiosa.
«Secondo noi no. Quando una scelta non è una scelta perchè non si potrebbe fare altrimenti non c’entra il coraggio. Eravamo proprio decisi a fare questo passo, l’avventura di vivere qui ci piaceva così tanto. Lasciare la famiglia d’origine sì, ci è dispiaciuto un po’, ma in fondo li vediamo più ora che prima perchè vengono a trovarci spesso. Quest’anno ad esempio per quattordici settimane di fila abbiamo ospitato continuamente amici e parenti».

Come vi siete trovati a Cossignano?
«L’accoglienza è stata incredibile, sopratutto dalla famiglia da cui abbiamo comprato la casa. Sono stai gentilissimi, uno di loro è un muratore e ci ha aiutato tanto. Quando, in passato, abbiamo vissuto in campagna in Inghilterra, dopo tre anni non siamo riusciti a conoscere nemmeno i nostri vicini. Qui invece la gente è generosa ed accogliente».

La vostra vita dunque è cambiata?
«Sì e molto. Noi stiamo insieme da tredici anni e prima di abitare qua non pensavamo ad avere un figlio. Vivendo qui ci sembrava un proprio un peccato non costruire la famiglia in mezzo a questa natura. È raro trovare una situazione, come in questo caso, dove ti piace tutto. Grazie a questa esperienza abbiamo riscoperto le cose più semplici, quelle che ti fanno riscoprire il senso della vita e questo ci soddisfa molto».

I lavori di ristrutturazione sono stati duri?
«Abbastanza, ma sono stati in fondo piacevoli. Quando siamo arrivati non c’era proprio niente e inizialmente abbiamo vissuto senza luce, senza acqua, senza elettricità e tuttora non abbiamo il telefono. Se qualcuno in passato mi avesse chiesto di provare a vivere così, avrei detto di no. Invece in questo modo abbiamo scoperto abitudini che non avremmo mai immaginato, affrontato le difficoltà che oggi quasi non si affrontano più perchè si danno per scontate, come ad esempio quello di andare a spaccare la legna per riscaldarci. Abbiamo riscoperto insomma l’importanza di provvedere ai bisogni primari. Anche la ristrutturazione è stata fatta da noi, partendo dai mattoni del pavimento, scelti da noi e sistemati con le nostre mani, rispettando lo stile rustico. Tutto questo ci ha legati ancora di più alla casa e al posto».

Se non avete un lavoro come fate a vivere?
«Abbiamo venduto la nostra casa in Inghilterra ad un buon prezzo e questo per adesso ci basta. Coltiviamo un piccolo orto, qualche pianta di ulivo e un po’ di vigna che producono ciò di cui abbiamo bisogno».

Cosa c’è da migliorare del nostro territorio?
«Quello che manca è un po’ di diversità sopratutto nel cibo. È vero in Inghilterra la gente non sa cucinare, c’è però una differenza di proposte culinarie e puoi trovare tanti tipi di cucine diverse, Questo sta a significare però che abbiamo perso o stiamo perdendo la nostra identità. Qui in Italia voi invece siete molto attaccati alle tradizioni e vuol dire che avete una forte identità che volete conservare».

Pensate di rimanere a Cossignano a lungo?
«Per ora sì. È la prima volta che ci sentiamo veramente a casa e ci dispiacerebbe traslocare e lasciare il luogo al quale ci siamo dedicati anima e corpo».

Vi sentite più cittadini o più turisti?
«Forse più cittadini. I Cossignanesi sono stati molto calorosi con noi, ci hanno accolto benissimo, io ho anche tenuto qualche lezione di lingua in paese, ma sinceramente non si può ancora parlare di integrazione totale».

Come viene gestito secondo voi il nostro territorio?
«Voi curate molto bene l’architettura, avete grande rispetto delle vostre tradizioni e la campagna è bellissima ma non è facile visitarla. In Inghilterra esistono dei sentieri che ti permettono di passeggiare e scoprire le bellezze dell’entroterra. Forse dovreste curare maggiormente questo aspetto. Inoltre dovreste essere collegati meglio agli aereoporti. I voli dall’Inghilterra a Falconara sono veramente molto convenienti, costano davvero poco, ma per chi non ha possibilità di raggiugere l’aereoporto con l’auto non è concepibile impiegare tutto quel tempo. Una volta abbiamo addirittura dovuto annullare un volo a causa delle eccessive scomodità incontrate».

Come vi vedete tra dieci anni?
«Non facciamo previsioni. Dieci anni fa non avremmo mai pensato di finire a Cossignano e di vivere questa esperienza. Probabilmente faremo altri viaggi e andremo alla scoperta di altri posti, ma per ora preferiamo non programmarci la vita».

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