SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fino al 2015 le concessioni demaniali balneari non si toccano. Lo sostengono i tecnici del settore Turismo della Regione Marche, l’assessore regionale al Piceno Sandro Donati (Idv) e il vicepresidente del consiglio regionale Vittorio Santori (Pdl).
La Regione Marche poi invita l’Europa a riconsiderare la direttiva (e la procedura di infrazione a carico dell’Italia) sul rinnovo delle concessioni balneari ogni sei anni e sulla loro messa all’asta in omaggio al principio della libera concorrenza. La proposta è quella di evitare la scadenza e l’asta ogni sei anni, estendendo la durata delle concessioni sul demanio marittimo fino a un massimo di venti anni.
A questo proposito, uno degli ultimi atti di questo consiglio regionale è rappresentato dalle “Norme per l’attuazione delle funzioni amministrative in materia di Demanio Marittimo” approvate il due febbraio scorso. L’articolo 4 infatti dice che “i Comuni, su richiesta del concessionario, possono estendere la durata della concessione fino a un massimo di venti anni, in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere realizzate e da realizzare, in conformità al piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo vigente”.

Ma c’è un rischio concreto che le norme regionali, le norme governative del decreto “Milleproroghe” e le decisioni europee vadano in conflitto. I tecnici della Regione giunti al summit organizzato da Confindustria a San Benedetto venerdì mattina se ne dicono consapevoli, mettendo in luce l’aspetto di “sollecitazione politica” delle norme approvate dal consiglio regionale, peraltro con consenso bipartisan.
I funzionari regionali Sandro Abelardi e Mario Ruggini spiegano: «L’Europa deve capire la peculiarità delle nostre concessioni balneari. Sono a conduzione familiare, vedono importanti investimenti economici per l’offerta turistica negli stabilimenti, creano lavoro».
Confindustria alcune settimane addietro ha espresso una posizione concettualmente non contraria alla messa all’asta delle concessioni, seppur non dopo sei anni. Ma, cosa fondamentale, chiede di adoperarsi affinché almeno il venditore della concessione si veda riconosciuto nel prezzo l’ammontare degli investimenti che ha compiuto sullo stabilimento balneare.

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