ANCONA – E’ nell’occhio del ciclone: la sinistra di Rifondazione e Sinistra Ecologia e Libertà lo accusa di aver rotto il fronte che per 15 anni ha governato le Marche per aver cercato un accordo con l’Udc; molti iscritti del Partito Democratico (con tanto di lettere che girano per il web) accusano questa scelta per timore di una sconfitta; e lo stesso Gian Mario Spacca, presidente in carica, tace silenzioso, incrociando le dita perché l’aritmetica, in questo caso non l’aiuta (Udc e Sinistra avevano grosso modo gli stessi suffragi alle Europee 2009, ma si sa bene che di solito in politica gli apparentamenti riducono i consensi).
Palmiro Ucchielli, segretario regionale del Partito Democratico, è il traghettatore del suo gruppo in una nuova alleanza centrista con Pd, Udc, Italia dei Valori, Verdi. Una scommessa ardita anche in vista di nuovi scenari per la politica nazionale: se funziona nelle Marche, regione “rossa” storicamente, chissà che non vada bene per superare il Pdl anche a livello nazionale, penseranno a Roma. Alchimie politiche che però dovranno superare la prova del 28 marzo, quando i marchigiani dovranno approvare o bocciare questa operazione.
Ucchielli risponde a queste sollecitazioni con una nota su Facebook accompagnata da uno status quanto mai chiaro: Le strade per giungere ad una coalizione larga sono state percorse tutte. Ora basta, lavoriamo e parliamo dei problemi veri della gente. Avanti con la politica dell’ascolto e del fare, in sintonia con la comunità marchigiana. Nella nota Ucchielli scrive che «la lezione che abbiamo appreso dall’analisi storica e sociologica degli ultimi 20 anni, è che un’unica istanza non può di per sé rappresentare il poliedrico mondo dei bisogni di un Paese. E’ necessario e vitale trovare la via per aggregare il maggior numero possibile delle rappresentanze della società civile.
Dalla convinzione che nessuna delle culture riformiste da sole è in grado di ricoprire l’intero spazio di un riformismo di governo, nasce il Partito Democratico».
Aggiunge poi di dover porre fine alle «divisioni ideologica e costruire una formazione unitaria dei riformisti italiani, che rappresenti un’identità caratterizzata da un profilo programmatico e valoriale della nuova formazione. Siamo consapevoli della necessità dell’apporto di tutte le forze interessate a costruire insieme a noi il governo regionale».

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