SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’iter per la messa in sicurezza idraulica del torrente Albula è uno dei percorsi burocratici più complessi e lunghi che il Comune di San Benedetto si sia trovato ad affrontare negli ultimi anni. Parola del funzionario che lo sta seguendo, l’ingegnere comunale Marco Cicchi.

Corposa e complessa infatti è la procedura che i Comuni coinvolti (San Benedetto, Acquaviva e Ripatransone) devono seguire per compiere gli espropri dei terreni agricoli su cui saranno realizzate le opere idrauliche per diminuire la portata del torrente in caso di piena. Si tratta di “vasche di laminazione” che hanno la funzione di far arrivare una portata minore di acqua a valle, un’opera prioritaria e necessaria prima della riqualificazione del tratto urbano dell’Albula.

I soldi per gli espropri ci sono, ma la procedura è ancora lunga, si parla di alcuni mesi prima di cominciare i lavori. Gli appezzamenti di terreno agricolo coinvolti fanno riferimento a diverse decine di proprietari diversi.

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