SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Inizia il processo per i due albanesi arrestati per possesso di 15 grammi di cocaina dai Carabinieri di Monsampolo del maresciallo Francesco Di Paolo. 

La mattina dell’otto febbraio i due imputati sono apparsi in aula a Palazzo di Giustizia dove hanno rilasciato dichiarazioni spontanee. Dichiarazioni che sono apparse laboriose e contraddittorie. Il giudice Giuliana Filippello ha convalidato il fermo in carcere per il giovane albanese, mentre per la ragazza ha disposto gli arresti domiciliari.

La ventiduenne coinvolta sembra definirsi ignara di tutto. Lei non ha un regolare permesso di soggiorno, vive a Lecce, ma quel giorno proveniva da Spello dove da qualche tempo era ospite di una delle sue sorelle.

Ha dichiarato di aver concordato un passaggio da San Benedetto a Lecce a un suo conoscente che durante il tragitto si sarebbe fermato a prendere del denaro da un uomo e nulla più. Durante le sue affermazioni la donna si sarebbe contraddetta più volte sull’identità del suo “amico”.

Non sarebbe stato un conoscente ma l’ex marito di sua sorella. Lo ha confermato proprio lui durante il suo turno di dichiarazioni.

Come lei anche il suo “amico” sembra essere senza permesso di soggiorno, anche se sostiene di vivere a Milano e di occuparsi di export. Distribuirebbe roccia di provenienza albanese che a suo dire vende abitualmente ad un’azienda di Lecce. Motivo per cui si trovava in viaggio quel giorno.

Sempre il giovane albanese ha sostenuto che per una strana e fortuita coincidenza di eventi si è trovato a Monsampolo per fare un favore ad un amico. Doveva ritirare del denaro da un suo connazionale. Si tratta di un vecchio debito tra amici e lui secondo quanto dichiarato sarebbe stato solo il tramite di un favore tra conterranei.

Quella sera qualcosa sarebbe “andato storto” e secondo l’imputato il debitore (un uomo sconosciuto) non avendo denaro per estinguere il debito gli avrebbe proposto un quantitativo di cocaina a buon mercato. Difficile non accettare per un abituale consumatore come lui stesso si è definito e l’affare si è concluso.
Sono molti i punti da chiarire in questa vicenda. Il primo in assoluto riguarda la responsabilità dell’uomo che avrebbe ceduto la cocaina a buon mercato. Secondo gli inquirenti quell’uomo è un pregiudicato albanese residente a Monsampolo agli arresti domiciliari che quella notte era in casa al momento dell’arrivo dei Carabinieri. Chi e come avrebbe venduto o comprato cosa?
Il 19 febbraio entrambi gli imputati ritorneranno in aula.

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