SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Signor Celani, mi è caduto sul…Parco Marino! Non sono proprio piaciute all’assessore comunale Settimio Capriotti le titubanze del Presidente della Provincia che, nella trasferta a Roma del 4 febbraio scorso presso il Ministero dell’Ambiente, avrebbe formulato «non solo un atteggiamento ambiguo verso un’iniziativa ormai da tutti riconosciuta come estremamente importante per il futuro del Piceno, ma anche una scarsa conoscenza dell’argomento di cui si parla, che forse è proprio la causa di tale atteggiamento».

«Qualcuno spieghi all’amministrazione provinciale – continua l’assessore alla Pesca –  che la pesca (involontario il gioco di parole, ndr) di cui dice di preoccuparsi si esercita per legge oltre le tre miglia, cioè al di fuori dei confini del Parco. Nessuna influenza dunque avrebbe l’istituzione dell’area marina protetta sull’attività delle nostre flottiglie che, al contrario, riceverebbero sicuramente benefici sia dall’intuibile maggior disponibilità di risorse ittiche sia dal fatto di vendere un prodotto doc con il marchio dell’area marina protetta».

Sempre a detta di Capriotti, analoghi vantaggi allo stesso tempo riceverebbero coloro che operano sotto le tre miglia. Condizioni che renderebbero dunque inconsistenti le giustificazioni di Celani, che secondo Capriotti vorrebbe porre al contrario ostacoli ad un processo ultradecennale finalmente in vista del traguardo.

«Se questi amministratori non vogliono più starci, escano dall’ambiguità e revochino gli atti che vedono la Provincia di Ascoli capofila degli enti aderenti al progetto. Ce ne faremo una ragione e andremo avanti».

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