ANCONA – La Regione vuole continuare a tutelare gli agricoltori marchigiani dagli Organismi Geneticamente Modificati. A ribadirlo è l’assessore all’agricoltura Paolo Petrini in occasione della sentenza del 19 gennaio del 2010 del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di un agricoltore friulano che aveva chiesto di mettere in coltura del mais geneticamente modificato e disposto che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali concluda il relativo procedimento autorizzatorio.

La Regione Marche è infatti una Regione “Ogm free”, che controlla annualmente le sementi prima della semina e che ha vinto un ricorso alla Corte Costituzionale per mantenere affermato il principio secondo il quale la coltivazione a fini produttivi riguarda il “nocciolo duro” della materia agricoltura, che è costituzionalmente di competenza delle Regioni.

L’assessore all’Agricoltura sottolinea in sintesi, che «la Regione Marche, nel rispetto delle leggi vigenti, vuole chiarezza e regole certe, chiede un adeguamento della normativa per consentire alle singole Regioni di governare la propria agricoltura nel rispetto del principio di precauzione e che si continuerà a tutelare il volere sovrano della maggioranza dei cittadini e consumatori che si sono già espressi contro il cibo contenente organismi geneticamente modificati».

«Non sarà la coltivazione del mais geneticamente modificato – ricorda l’Assessore – che risolverà i problemi degli agricoltori infatuati dal biotech, i notevoli attuali problemi della filiera del mais in Italia non saranno risolti dagli Ogm poiché il livello di professionalità raggiunto dai maiscoltori italiani, con gli attuali ibridi disponibili sul mercato, non ha eguali nel mondo e il prezzo del mais certificato non Ogm risulta superiore al mais non certificato».

Conclude l’assessore: «Per rispettare gli indirizzi della nuova era della politica comunitaria occorre una nuova visione, occorre organizzare le aziende verso l’agricoltura conservativa, adottare nuovi metodi, cambiare mentalità, meglio conservare la sostanza organica e la risorsa acqua, quali fattori chiave della fertilità dei suoli da consegnare alle future generazioni».

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