dal settimanale Riviera Oggi numero 808

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La perla della Riviera delle Palme non è affatto una città accessibile per i disabili. Parliamo delle cosiddette barriere architettoniche. Marciapiedi senza scivoli per le carrozzine, autobus che non permettono ai disabili di salire autonomamente, pali dell’illuminazione pubblica conficcati nel bel mezzo di marciapiedi angusti.
Elementi che ostacolano quello che è un diritto di tutti, in particolare dei disabili. Il diritto a una circolazione libera e sicura per le strade della propria città
La denuncia che raccoglie Riviera Oggi è lanciata direttamente dal presidente dell’AIFVS (associazione italiana familiari e vittime della strada), il sambenedettese Jonni Perozzi, che dichiara: «Sono pronto a lottare per i nostri diritti costi quel che costi. In questa città un disabile non conquisterà mai la dignità e l’indipendenza perché non siamo considerati come cittadini comuni. Questo è l’errore. Noi non vogliamo rimanere chiusi in casa per colpa di qualcuno che non comprende le nostre necessità».

Jonni è una vittima della strada dal 1990. Un giovane disabile estremamente arrabbiato della condizione in cui versano molte città in Italia e in particolar modo la sua, San Benedetto. Si impegna molto nell’ambito sociale, è anche presidente del comitato di quartiere Agraria.
Accogliamo la sua testimonianza e negli ultimi giorni di gennaio camminiamo con lui per la città documentando le quotidiane difficoltà di movimento che un disabile è costretto a subire a discapito della sua dignità.
«San Benedetto è un concentrato di barriere architettoniche visibili e invisibili che giorno dopo giorno riducono le distanze tra un disabile e la realtà comune. Siamo trascurati e giudicati cittadini di serie B. Sfido chiunque a dimostrarmi il contrario».

Jonni ci porta nel quartiere Agraria e ci illustra le condizioni di questo piccolo angolo di città.
Le strade e le vie di comunicazione pedonale della sua zona nascondono mille avversità e si confondono dietro i mille marciapiedi disastrati e senza rampe d’accesso.
Marciapiedi troppo stretti per chi ha una carrozzina e spesso bloccati da pali che sorgono nel bel mezzo del passaggio pedonale. Mancano i semafori e l’illuminazione adeguata per i pedoni e questo, dice Jonni, «è solo l’inizio, il resto è ancora peggio».

Nessun autobus di linea permette a Jonni, come a tutti i disabili di questa città, di salire e poter arrivare in centro autonomamente. Mancano le pedane nei pullman e nessun autista è autorizzato a scendere dal mezzo per aiutarlo, perciò è fondamentale un’auto per gli spostamenti anche più brevi. Alla faccia delle politiche di incentivo all’uso dei mezzi pubblici.

Facciamo un giro con Jonni. Nei pressi di Viale dello Sport scendiamo assieme dall’auto ma il marciapiede sembra essere impraticabile. C’è una rampa da un lato della strada ma dall’altro si vedono solo cordoli distrutti dalle radici delle piante e nulla più.
L’unica via pianeggiante che collega gli impianti sportivi al centro della città è completamente inagibile per un disabile.

Dopo numerose difficoltà ci fermiamo nel parcheggio sotterraneo del Comune. I posteggi più vicini alle scale sono tutti riservati ai mezzi comunali e non ai disabili. La pedana elettronica per la risalita autonoma delle scale è bloccata da una corda e per Jonni come per tutti i disabili in carrozzina pur avendo un impianto di risalita autonoma è impossibile andare oltre. Le condizioni pietose d’igiene lasciano ben pensare che nessuno si curi di questo strumento fondamentale e non ci resta che abbandonare l’idea di salire in Comune passando da lì.

Per raggiungere viale Secondo Moretti parcheggiamo a ridosso dei campi da tennis e fortunatamente senza intoppi per la via. «La sfortuna però non è raggiungere il Corso ma entrare nei negozi per acquistare qualcosa».
Il 90% degli esercizi commerciali ha un gradino mediamente alto per un disabile in carrozzina. Una barriera alquanto ignorata probabilmente da tutti, enti e commercianti inclusi.
Viale Secondo Moretti è accessibile ma il percorso realizzato per le persone non vedenti è ostruito da un enorme pino reduce delle passate feste natalizie: «L’ennesima barriera ignorata dal principio».
Se l’isola pedonale è praticabile, non si può dire lo stesso delle sue vie parallele. Per l’ennesima volta un disabile deve fare i conti con i marciapiedi troppo stretti e privi di rampe d’accesso o d’uscita. Un esempio lo troviamo in Via Mazzocchi. Uno dei tanti marciapiedi è largo 70 cm circa, quando una carrozzina ne misura 65. Un errore e un diversamente abile potrebbe cadere nel bel mezzo della strada.

Abbandoniamo il corso alla volta di Piazza Nardone. Il loggiato sembra essere accessibile solo da un tratto pericoloso e contromano. «Non è possibile – esclama Jonni – Chi ha pensato questo non comprende davvero le necessità di un disabile».
Nonostante il traffico elevato delle 16:00, entriamo nel parcheggio interrato gestito dalla Multi Servizi spa, azienda di proprietà del Comune. Anche in questo caso la pedana elettrica per la risalita delle scale non funziona ed è putrida come quella del municipio. Per uscire fuori dal parcheggio dobbiamo risalire la ripida entrata con il rischio che qualche auto ci investa. Naturalmente un disabile in autonomia non è in grado di uscire da solo da quel parcheggio.

Il breve viaggio con Jonni ci permette di illustrare una piccola parte della condizione di inagibilità di questa città. Dalla “periferia” al centro, abbiamo documentato strade e servizi fatiscenti. «Gli enti preposti non vedono o forse fingono di non vedere, la nostra tolleranza è arrivata agli sgoccioli e iniziamo ad urlare a grande voce per i nostri diritti. Eppure basterebbero poche centinaia di euro, spesso, per fare gli scivoli sui marciapiedi», dice Jonni. «Tutto questo è una vergogna. Dove inizia la dignità di un disabile? Può capirci fino in fondo una persona che nella vita non ha mai assaporato l’odore dell’asfalto dopo l’ennesima caduta da un marciapiede? Voglio una risposta concreta».

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