SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Generazioni lontane unite dalla “Festa dei Funai”. Giovani e anziani infatti prenderanno parte alla manifestazione ripristinata dall’Amministrazione comunale e in programma per mercoledì 3 febbraio all’auditorium comunale “Tebaldini” a partire dalle ore 10. I “funai” e le “retare” sono stati rintracciati grazie alle testimonianze raccolte in città e su segnalazione di coloro che hanno praticato questa professione, caratterizzante il paesaggio cittadino stesso fino a pochi decenni fa.

Pergamena e medaglia commemorative andranno quest’anno ai funai Pietro Attili, Domenico Capecci, Lino Capriotti, Francesco Cutella, Filippo Grossi, Benedetto Liberati, Giuseppe Rosetti, Antonio Sasso. E inoltre alle “retare” Maria Pia Fiscaletti e Vincenzina Sgariglia. Complessivamente, nelle precedenti tre edizioni della “Festa dei funai” erano già stati “premiati” circa cento persone tra funai e retare. Alla manifestazione sono state invitate naturalmente le autorità civili, militari, religiose e le associazioni cittadine, oltre alla cittadinanza tutta. La giornata del 3 febbraio si concluderà nel pomeriggio, alle 17.30, con una messa celebrata nella cattedrale della Madonna della Marina da parte del parroco don Armando Moriconi.

Il programma della giornata prevede il saluto del sindaco Gaspari alle ore 10, seguito da un intervento dello storico Gabriele Cavezzi, che proietterà anche alcune immagini concernenti il mondo dei funai e delle retare. L’intervento di Cavezzi sarà inoltre intervallato da letture. A seguire, gli alunni della 4ª B della scuola primaria “Bice Piacentini”, ovvero il III° Circolo didattico diretto da Stefania Marini, canteranno due canzoni in dialetto sambenedettese: “Chèssa rete” e “Vòta tónne tónne”, composte per l’occasione dalla maestra Rita Spaletra, che fu molto applaudita già lo scorso anno con la canzone “Sinde”, cantata dai suoi alunni.

Dopo l’esibizione dei giovani studenti, la consegna di medaglie e attestati ai funai e alle retare. Alle 11.30, infine, per tutti i presenti, e in particolare gli studenti della scuola Piacentini e della scuola media Sacconi-Manzoni, verrà ricostruito il sentiero del funaio all’esterno del Comune, a cura di Domenico Nico e Giuliano Zazzetta. La “Festa dei funai” viene organizzata dal Comune di San Benedetto in collaborazione con il Circolo dei Sambenedettesi.

Un po’ di storia. Il nome “Biagio”, di origine latina, significa “balbuziente”. È vissuto nel IV secolo in Armenia. Vescovo di Sebaste, morì decapitato durante le persecuzioni dell’imperatore Licinio. Oltre che dei funai, è protettore di medici, scalpellini, pastori, agricoltori, cardatori di lana, suonatori di strumenti a fiato, materassai, laringoiatri. Le prime testimonianze del culto si attestano nel secolo VIII. Rappresentato in abiti vescovili, tra i suoi attributi il pettine per cardare con cui fu torturato e le candele che gli furono portate quando era in carcere. Talvolta è raffigurato con un maiale. San Biagio fu probabilmente decapitato nel 316.

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