SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I Comuni hanno pochi soldi, ed è noto. Un modo per “far cassa” in tempi di magra anche per lo Stato potrebbe venire dalla sdemanializzazione e dal passaggio delle aree demaniali dallo Stato ai Comuni. San Benedetto, per esempio, ha molte aree strategiche urbanisticamente che però non sono di proprietà comunale, ma dell’Agenzia del Demanio. Alcune aree vicino al porto, la pineta di viale Buozzi, ovviamente la spiaggia.
E’ possibile vedere attuato quello che viene definito “federalismo demaniale”?
E’ possibile che, come propone l’associazione di categoria dei concessionari balneari Itb, la proprietà delle aree su cui sorgono gli chalet venga trasferita dal Demanio ai Comuni in modo da “aggirare” anche la direttiva europea sulla messa a gara periodica delle concessioni?
Abbiamo chiesto un punto di vista al sindaco Giovanni Gaspari, che vede di buon occhio ogni discorso che parla di sdemanializzazione ma che al contempo si mostra dubbioso sul concreto passaggio dagli intenti alla realtà: «Magari si potessero acquisire le aree demaniali. Nel caso della proposta dell’Itb non ho nulla in contrario, ma temo che cozzi contro il Codice della Navigazione che definisce come Demanio tutto ciò che è presente sull’arenile. Le intenzioni del Governo in Finanziaria si vanno sgonfiando, mi pare. Nei mesi scorsi si parlava di sdemanializzazioni come di cosa fatta, ora si vanno aggiungendo ulteriori parametri ed eccezioni relative alle aree di interesse nazionale o meno, a quelle da far acquisire ai Comuni piuttosto che alle Province».
Insomma, la situazione è in evoluzione e il “sindacato” dei Comuni italiani, l’Anci, ha il tema in agenda. Giovedì 4 febbraio Gaspari e l’assessore con delega al Porto Settimio Capriotti saranno a Roma per un incontro sul tema del Demanio Marittimo. I Comuni costieri italiani saranno chiamati a discutere sulla riforma possibile della legislazione in materia, alla luce del decreto mille proroghe e dello schema di decreto sul federalismo demaniale.

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